Pagine

mercoledì 28 luglio 2010

Come parlare a sé stessi e agli altri: negazioni e coazioni

Non lo so, mi dispiace, non posso, non riesco, devo...

Ecco alcune formulette che tutti noi usiamo con impressionante frequenza.

Apparentemente facilitano i nostri discorsi, ma alla lunga possono limitare la nostra mente.

Esse si appoggiano sulla negazione e sulla coazione, due grandi nemici del nostro benessere.

Dire no funziona sempre come un comando inconscio che ci prepara alla difesa.

Ed è anche giusto, i nostri no a volte ci servono per conservare le nostre libertà.

Il problema è che il no e le sue varianti - non so, non posso, non riesco - ci fanno chiudere anche quando li diciamo a mo' di intercalare.

Hai fatto caso quante volte in un dialogo rispondiamo alle affermazioni del nostro interlocutore iniziando con un bel no?

Ti assicuro che quel no procura in chi lo ascolta un fastidio sordo, che potrebbe anche trasformarsi in astio.

Potresti pensare se dico no è perché ho un'idea diversa e voglio esprimerla.

Certo, ma quando interagiamo con qualcuno, le parole che scambiamo sono sovradeterminate dal come le diciamo, e quel no introduttivo fa sottolineare l'aspetto del disaccordo, mentre si potrebbe scegliere di essere collaborativi e arrivare insieme a una risposta.

Per farlo, ci basterebbe iniziare con un bel , per rimarcare che stai accettando le parole dell'altro e poi, a partire da esse, costruire la tua argomentazione come un'alternativa e non una opposizione.

Ma torniamo alle formulette.

Oltre a danneggiare le nostre relazioni, i vari non so, non posso ecc. influenzano in negativo innanzitutto noi stessi.

Il rischio è che diventino un'abitudine e che la parte profonda di noi stessi inizi a usarle in modo automatico finendo per limitarti.

Vediamole nei dettagli.



Negazioni


Non so
Questa formuletta è talmente subdola da insinuarsi decine e decine di volte nei nostri discorsi correnti.

  • non so dov'è
  • non so cosa fare
  • non so cosa scegliere

Se solo ti fermassi a chiederti ma davvero non so questa cosa? Ne scopriresti delle belle.

Dire non so è una rispostina facile facile.

Anche in cose futili, che cosa mangiamo oggi? Non lo so.

Tutte queste decisioni lasciate in sospeso confermano una pigrizia mentale che alla lunga ti danneggia.

Ci sono delle alternative al non lo so:

  • dammi un momento
  • lasciami pensare
  • quali sono le opzioni?

e poi fare davvero un elenco delle diverse scelte.

Non riesco
non riesco a trovarlo, non riesco a farlo, non riesco a ricordare, non riesco a farlo funzionare, e altre varianti come non posso o non ho tempo per rientrano in questa grande famiglia di formule che ci limitano.

Con questo tipo di negazione metti una "pietra" sopra le domande che ti arrivano, e questa pietra si chiama impossibilità.

Esistono cose impossibili - per adesso! - per esempio non puoi volare, non puoi essere in due posti nello stesso tempo, non puoi far scorrere gli orologi all'indietro.

Queste sono cose impossibili.

Ma non trovare un oggetto, non ricordarsi un indirizzo, non riuscire ad accendere la radio, non liberarsi per una cena e non finire la lettura di un libro non sono cose impossibili.

Al mio paese si chiamano scuse.

Perciò:

  • invece di non lo trovo, di' non l'ho ancora trovato,cercherò ancora, dove potrebbe essere?
  • Invece di non funziona, di' proverò ancora, oppure se c'è qualcuno fatti aiutare
  • invece di non posso o non ho tempo per prova a rispondere con onestà, ti ringrazio, ma oggi non mi va, verrò a trovarti un'altra volta

Coazioni

Devo
E quando lo hai detto non hai più scelta.

Devo fare questa cosa, devo andare in questo posto, ecco le varianti, ma tutte hanno in comune la capacità di limitare il tuo percorso dandoti subito una precisa direzione.

Questo è il punto: accetti queste formulette perché riducono la complessità delle tue giornate.

Ciò che ti muove è da una parte la ricerca di cose piacevoli e dall'altra evitare cose spiacevoli.

Con i devo la ricerca del piacere e l'evitamento del dispiacere sono più semplici.

Dietro i devo si nasconde sempre qualcosa che fai o per gli altri o tenendo conto degli altri.

A volte il piacere il dispiacere di cui parlavo prima non è il tuo: devo andare a trovare la mia amica a volte fa piacere solo all'amica, devo comprare il regalo per, oltre a far piacere al destinatario del regalo serve a evitarti quel senso di disagio per aver dimenticato una ricorrenza.

Puoi testare i tuoi devo in due modi:

  1. sostituisci devo con voglio e se la frase continua ad avere senso per te allora procedi pure, se invece scopri di non volere non usare scuse, ringrazia e spiega le tue ragioni
  2. aggiungi al devo fare questo un bel perché e poi prova a rispondere sinceramente, spesso scoprirai che il motivo è non far dispiacere qualcuno per non sentirti in colpa

Mi dispiace
Mi dispiace è usata davvero nel 90% dei casi solo come una formula.

Un po' come dire buongiorno, arrivederci, è stato un piacere ecc.

Qualcuno ci ha scritto o ha provato a contattarci sul telefono ma noi lasciamo passare qualche giorno, poi a un certo punto dobbiamo rispondere.

Scommetto che inizieresti dicendo mi dispiace di non averti risposto subito o cose del genere.

Ma è sempre un dispiacere sincero?

Se ti capita, prova domandarti ho fatto qualcosa di sbagliato? oppure cosa voglio ottenere dicendo questo?

Oltre a condizionare la nostra mente profonda, c'è anche un problema di desensibilizzazione: a furia di dirlo questo mi dispiace perde veramente qualsiasi significato, e quando poi ti trovi in una situazione nella quale vuoi davvero esprimere il tuo dispiacere quella formula ti suonerà ancora più vuota.

Cerca di riservare il mi dispiace ai momenti nei quali avverti davvero questo sentimento.

Quale lezione puoi trarne?

Non rispondere subito alle domande: spesso le formulette sono soltanto un modo per riempire i silenzi.

Quali sono le tue alternative ai non so, mi dispiace, non riesco, devo?

2 commenti:

  1. Le formulette... Spesso ci casco anch'io senza pensare all'astio che potrei provocare nei miei interlocutori. A volte quel "Mi scusi..." "Mi dispiace ma..." vengono da una educazione appresa diversi anni fà, quando il rispetto per l'altro doveva essere dimostrato dalle frasi cortesi. Quei convenevoli si ripetono per averli imparati e per rispetto, in buona fede. Spesso invece, della buona educazione di una volta, viene trasfigurato il buon uso, per trarne il beneficio del non adoperarsi affatto. In questo modo, sfido io, quale interlocutore non se la prenderebbe?
    Rovena

    RispondiElimina
  2. anch'io sono daccordo con il post sopra, queste formulette vengono da un educazione radicata in noi da quel rispetto convenovole di dire... nella buona educazione di una volta...
    Forse oggi come oggi si usano a dismisura per coprire il disagio...
    Io sono convinta che è meglio un no secco che un forse, dove si vanno ad albergare promesse che poi nn si ha voglia di mantenere... o semplicemente che nn vogliamo mantenere?
    Il senso voluto di dire no... è importante per chi ci ascolta....
    rita scognamiglio

    RispondiElimina