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venerdì 27 novembre 2009

Tre cose da sapere di sé


Sapere qualcosa su noi stessi è un risultato che richiede percorsi diversi da qualsiasi altro sapere.
  • Non ci sono scuole da frequentare per avere il diploma di "persona".
  • Non esistono libri in cui studiare nozioni fondamentali del proprio essere.
  • Non è possibile trovare persone capaci di dirci tutto ciò che ci servirebbe sapere su di noi.
Pare proprio che dobbiamo cavarcela con le nostre forze.

La civiltà moderna e ipertecnologica però non permette un confronto sufficiente con la propria interiorità, con la propria sensibilità e con le proprie emozioni, positive o negative che siano.

Così viviamo in una società poco propensa a incitare i suoi giovani all'acquisizione di indipendenza.

Invece, in altre epoche e tuttora in altre culture, il passaggio dall'avere qualcuno a curarsi di noi al diventare autonomi veniva e viene addirittura festeggiato e ritualizzato, invece di essere messo sotto silenzio o scoraggiato come nel nostro ambiente sociale.

Viceversa, una società avanzata come la nostra ha bisogno di uno sviluppo esasperato della dimensione razionale, delle capacità cognitive, di ciò che sta dal collo in su a scapito di ciò che c'è sotto.

Questa frattura può impedire di acquisire dimestichezza con la nostra dimensione interiore, sensibile, emotiva e tutta l'intelligenza che la nostra cultura ci spinge a sviluppare sembra non aiutarci neanche un po' quando dobbiamo fare i conti con manifestazioni emotive quali irrequietezza, paure, preoccupazioni, arrabbiature, cali di umore ecc.

Dove ci siamo persi di preciso e da dove possiamo ricominciare?

  1. dalla coscienza: avere coscienza di ciò che sappiamo fare, di cosa stiamo provando, di quali blocchi e quali risorse siamo dotati per rafforzare l'immagine di sé
  2. dall'autocontrollo: saper dire stop a pensieri che ci fanno stare male e dare accesso a quelli che innalzano la nostra autostima, perseguire risultati senza farsi distrarre da mille "chimere", saper cambiare parti di noi a seconda delle circostanze per consolidare la nostra autoefficacia
  3. dalle relazioni: scegliere di sostenere gli altri invece di valutarli, sottolineare i punti di convergenza invece dei dissidi, dare senza aspettare sempre di ricevere per sviluppare la nostra capacità di vivere bene in gruppo
In questi tre punti si cela la sconfitta della nostra società, infatti:
  1. l'immagine di sé è demandata a modelli esterni basati sull'esteriorità e su caratteristiche irraggiungibili
  2. l'autoefficacia viene valutata in base a obiettivi posti da altri invece che da noi stessi
  3. la vita in comune è svalutata mentre si alimenta l'individualismo, la lotta per essere primi e l'eterofobia
Si dice che si è sconfitti solo se ci si arrende.

Per non arrenderci ricominciamo dalla coscienza, dall'autocontrollo e dalle relazioni per una vita più saggia.

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