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martedì 25 gennaio 2011

Insalata di rinforzi: facciamo chiarezza

Non mi riferisco all'omonimo piatto natalizio delle mie parti.

Con insalata di rinforzi intendo mettere in evidenza la confusione che a volte si fa sul significato del rinforzo in psicologia e pedagogia.

In un libro sull'addestramento dei gatti (sic!) che ho letto di recente l'autore sottolinea l'importanza del rinforzo positivo e per questo consiglia di dare un premio in cibo per ogni comando eseguito dal gatto dopo i nostri segnali: sebbene dal punto di vista del felino il premio diventi poi un rinforzo positivo, la cosa non è così semplice come sembra, ma ci torno tra poco.

In ogni caso, l'episodio del libro ha rievocato in me il ricordo di altri due episodi sul tema.

Il primo riguarda alcuni insegnanti di mia conoscenza che considerano rinforzo e incoraggiamento positivo come la stessa cosa (e non lo sono affatto) e si riferiscono alle punizioni come rinforzo negativo (e lì siamo proprio fuori strada).

Il secondo è una discussione in un blog di argomento affine al mio, nel quale si consigliava di premiarsi per tutte le volte che ci riesce di mantenere un impegno con noi stessi, chiamando però questo premio rinforzo positivo, ancora una volta in modo improprio.

A questo punto l'"insalata" è pronta e io, come un cuoco al contrario, la "smonto" per far capire bene in realtà quanti e quali ingredienti siano stati mescolati un po' troppo alla rinfusa.


Rinforzo chi...?
Il rinforzo è un concetto psicologico definito con precisione nell'ambito dell'approccio comportamentista.

I più famosi studi ed esperimenti sull'apprendimento attraverso il rinforzo sono stati svolti, non senza polemiche, da Burrhus Skinner, uno dei più importanti esponenti del comportamentismo.

Per rinforzo si intende qualsiasi evento in grado di aumentare la probabilità che un determinato comportamento individuale si ripeta.

Può essere definito positivo o negativo, ma in entrambi i casi esso è vantaggioso per il soggetto autore del comportamento che potrebbe ripetersi.

I termini positivo e negativo vanno intesi in senso matematico:

  • il rinforzo è positivo se aiuta il soggetto a ottenere qualcosa che prima non aveva
  • il rinforzo è negativo se aiuta il soggetto a privarsi o a eliminare qualcosa che ha e che non vorrebbe avere
Ecco perché, negativo o positivo che sia, il rinforzo è sempre una pacchia per chi lo riceve.

Dare il croccantino al gatto, come consiglia l'autore del libro di cui parlavo, sarebbe un rinforzo solo se il gatto volesse il croccantino e, per ottenerlo, eseguisse di sua volontà il comportamento che invece dovrebbe eseguire solo su richiesta, il che è impossibile, a meno che non sia il gatto ad aver addestrato me (non si sa mai).

Allo stesso modo, premiarsi per aver rispettato un impegno, pur essendo una ricompensa, non è un rinforzo, tanto meno positivo: se per esempio prendo l'impegno di alzarmi un'ora prima al mattino per avere più tempo e scrivere un post in più, anche se ogni giorno mi premiassi con una passeggiata, un cinema, un gelato o una qualsiasi cosa per me piacevole, manterrò l'impegno solo se davvero riuscirò a scrivere un post in più, e questo successo sarà il mio rinforzo, non la ricompensa.

Questo spiega perché la vita è più piacevole quando ci riesce di fare le cose, e anche la voglia di dedicarci a svaghi e piaceri è maggiore, mentre quando i venti sono contrari non riusciamo a gustarla.

Ma per gli stessi motivi, punire qualcuno non è un rinforzo negativo, bensì un'atto di forza e basta.

Sarà più chiaro comprendendo bene l'aspetto temporale.

Ogni comportamento al quale potrebbe seguire un rinforzo è in realtà preceduto da un antecedente: per esempio, il bambino strepita nel supermercato (comportamento) perché vuole uno dei giochi che ha visto sullo scaffale (antecedente), oppure lo studente ha mal di pancia (comportamento) durante il compito, ossia dopo la sua somministrazione (antecedente).

Se la mamma del primo esempio acquista il giocattolo al bambino piagnucolante gli permette di avere ciò che non ha e per cui il bambino sta piangendo, ossia gli da un rinforzo positivo.

Analogamente, se l'insegnante decide di esonerare dal compito lo studente dall'addome debole gli permette di eliminare l'evento spiacevole del compito stesso, cioè gli da un rinforzo negativo.

Se si vuole tentare di modificare il comportamento di un individuo la prima cosa da fare è smettere di rispondere al suo comportamento come finora si è fatto, perché in quella risposta sicuramente si cela il rinforzo che lo induce a ripetersi.

Se poi vogliamo essere proprio bravi a educare, eliminiamo l'antecedente, la mamma non imbocchi i corridoi del supermercato dove sono esposti i giochi e l'insegnante prepari adeguatamente lo studente.

Così si smette di creare bambini viziati e studenti furbi.

Il resto è condimento...

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