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sabato 10 ottobre 2009

Pedagogia dalle due anime: istruzione o educazione?


La pedagogia è una scienza necessaria alla costruzione sociale sin dall'antichità: gli esseri umani sono portati per natura a occuparsi della crescita e dello sviluppo dei figli e non c'è genitore che, di fatto, non pratichi una pedagogia.

Nelle civiltà antiche, i cittadini si sentivano parte di un ordine superiore da preservare, per questo i loro insegnamenti miravano a conservare lo stato di cose e trasmettere ai giovani le "regole" per mantenerlo.

Come avviene questa trasmissione, non solo di saperi e conoscenze, ma soprattutto di usanze, consuetudini e valori?

Anche prima che la scrittura si diffondesse, nella civiltà occidentale valori e usanze venivano trasmessi attraverso il racconto orale delle grandi imprese eroiche, come avveniva nell'antica Grecia con i poemi omerici.

Lo stesso processo è avvenuto in civiltà ben più antiche: nessun popolo è privo di miti e leggende portatrici di valori morali da inculcare nei giovani.

Dopo la trascrizione dei poemi, si passò a una pratica di studio basata sulla lettura, già più simile alle moderne modalità di apprendimento scolastico.

In questo importante passaggio storico segnato dall'avvento della parola scritta, la pratica pedagogica trovò la sua scissione interna e oggi noi ci chiediamo se la pedagogia debba essere più istruzione o educazione.

Le due parole di origine latina indicano due strade pedagogiche in apparenza contrastanti:



  • istruire significa alla lettera "inserire nel giovane delle conoscenze", come se il giovane fosse colui che riceve in modo passivo delle istruzioni da un "insegnante" - colui che "lascia il segno" - dal ruolo attivo.
  • educare vuol dire invece "tirare fuori" dal giovane le sue tendenze, la sua indole, come se il giovane fosse colui che in modo attivo "costruisce" il suo percorso pedagogico con la "guida" di un adulto più esperto capace di adattare all'animo del giovane le sue poche indicazioni.
Prima di decidere da che parte stare, è importante chiedersi:

quando è utile fornire delle indicazioni precise aspettandosi che vengano eseguite, e quando invece è vantaggioso lasciare che i giovani "scoprano" soluzioni ai propri ostacoli?

Chi volesse rispondere a questa domanda, dovrebbe fare attenzione innanzitutto a sé stesso.



  • Ci sarà chi cercherà la risposta nell'autorità di maestri, libri, fonti "esterne" per poi applicarle.
  • Altri invece penseranno di trovare la risposta solo dopo aver provato sul campo le soluzioni dai risultati migliori.
  • Altri ancora oscilleranno tra questi due atteggiamenti, ora sperimentando metodi preparati da altri, ora andando avanti per tentativi ed errori fino a trova un equilibrio momentaneo.

Da quando la pedagogia ha visto la sua anima sdoppiarsi in istruzione ed educazione, sono aumentate sia le difficoltà che le opportunità.

A noi il compito di distinguere le une dalle altre e occuparci del futuro.

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