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venerdì 9 marzo 2012

Il diritto di essere assertivi

Ho già parlato di assertività in almeno due post ma oggi voglio offrirti una prospettiva differente.

L'assertività, ricordiamolo, è la capacità di esprimersi senza violare i diritti altrui e - soprattutto - i propri.

Se cerchi di affermare le tue idee tentando un sopruso sull'interlocutore, allora stai adottando un comportamento aggressivo.

Se, viceversa, consenti all'altra persona il sopruso, sei in piena passività.

Purtroppo, non è affatto semplice distinguere queste tre tonalità comportamentali, né è facile capire quando è il caso di adottare l'una o l'altra.

Perché bisogna dire anche questo: a volte l'aggressività e la passività sono necessarie.

Se in un angolo buio si avvicina qualcuno con la pistola e ti chiede di consegnargli tutto ciò che hai, non sarà il caso di sfoggiare la tua migliore assertività o peggio di virare verso l'aggressione: il tuo obiettivo è uscire in salute dall'angolo buio, quindi farai meglio a dargli il portafogli.

È anche vero che se il tizio che si avvicina ha un bastone, un ricorso all'aggressività potrebbe anche funzionare e spingerlo alla ritirata.

Come possiamo sapere esattamente quali comportamenti sono assertivi - e quindi civili - e quali no?

Esiste una "carta dei diritti" dell'assertività?

No, ma rimediamo subito.



In nome del popolo assertivo...
Hai il diritto di:

  • sbagliare - attenzione: anche criticare gli altri è sbagliato, ma non significa che hai il diritto a commettere questo sbaglio; s'intende che gli altri non devono biasimarti per i tuoi sbagli, perciò è giusto invitarli con fermezza a non rimproverarti e ad aiutarti a non ripetere l'errore
  • cambiare idea - altrimenti, come faresti a non ripetere gli sbagli commessi?
  • contraddirti - questo diritto è facile da sostenere, dato che la maggior parte delle persone d'abitudine adotta questo comportamento molto umano
  • giudicarti - giudicare te, non farti giudicare dagli altri; nessuno sta nella tua pelle, quindi nessuno è nella posizione giusta per valutare il tuo comportamento, i tuoi pensieri, le tue emozioni, la tua prospettiva; naturalmente, ciò implica da parte tua la piena assunzione della responsabilità per ciò che fai; è fuori discussione che in certi contesti come la coppia o i gruppi di lavoro, il diritto di giudicare si estende in parte anche a chi ci sta intorno, perché le finalità sono collettive e non più individuali
  • non spiegare né motivare le tue scelte - ai bambini non è concesso questo diritto, perché potrebbe andarne della loro sopravvivenza
  • non assumere responsabilità nei confronti degli altri - anche qui, fai attenzione: non si tratta del diritto di venir meno a responsabilità già date e acquisite - come quelle genitoriali, per esempio - ma significa che puoi dire no a chi ti chiede di fare qualcosa per sé; chi si prodiga sempre per gli altri, in certi casi, potrebbe nascondere un mix esplosivo di aggressività e passività, mescolate pericolosamente
  • ignorare - il 99 % delle volte che qualcuno ci dice ma come? non lo sai che...? è una variante del gossip e lo dice solo per sminuirci
  • non capire - le spiegazioni sono facilmente equivocabili se non incomprensibili, per un semplice motivo: chi spiega, lo fa dal suo punto di vista, quello di chi già ha capito, e spesso non si mette nei panni di chi parte da zero rispetto all'argomento in questione; è probabile che queste persone lo facciano inconsciamente per aggressività (Freud avrebbe detto sadismo)
  • fregartene - sicuramente, la scelta di questo termine è provocatoria, ma l'ho compiuta per bilanciare l'ipocrisia imperante sull'altruismo o sulle mode; in realtà, non puoi fregartene se questo paese va a rotoli, però puoi fregartene del Grande Fratello
  • agire senza l'approvazione degli altri - se poi quest'approvazione arriva, avrai guadagnato un attrito in meno; ma se la tua azione dipende dall'approvazione - un po' come fanno i topolini di Skinner - allora ti metti nella posizione di chi sarà costretto anche in seguito ad agire solo nell'interesse altrui e non nel proprio
Perché è così importante
Per una nota legge fisica, oserei dire.

Le cose non sono mai così nette e tutti noi attraversiamo nelle nostre giornate fasi notevoli di passività.

Quando però la misura è colma, l'istinto a riacquistare un equilibrio ci spinge a controbilanciare con l'aggressività.

Così le altre persone, abituate al nostro capo chino, si trovano di colpo davanti a un cavallo che fa le bizze, al che o si stupiscono o reagiscono alzando il tiro, o tutte e due.

In questa bilancia sbilanciata manca l'assertività a fare da ago, per questo non puoi farne a meno.

La gran parte dei disordini caratteriali - definizione del DSM - hanno nell'apprendimento all'assertività una fruttuosa via d'uscita.

Se impariamo a far rispettare i nostri diritti, sarà molto più facile rispettare quelli altrui e daremo un contributo significativo alle nostre esistenze.

1 commento:

  1. Vorrei aggiungere che per una donna è molto difficile essere assertiva e sono convinta che se lo donne soffrono in percentuale di depressione più degli uomini è perchè culturalmente scambiano l'assertività femminile con l'aggressività e al giorno d'oggi non è culturalmente ben accetta neppure dalle donne stesse anche a costo di subire anche violenze verbali e fisiche.
    Che tristezza....
    Gazie

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