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martedì 10 agosto 2010

La rabbia del cavernicolo


Riesci a ricordare l'ultima volta che hai provato risentimento verso qualcuno?

Sentirsi maltrattati, rimproverati, o anche abbandonati e offesi è un evento rispetto al quale nessuno può dirsi immune, se non pagando un altissimo prezzo di depersonalizzazione.

Emozioni del genere possono arrivare da uno scambio con un amico, un parente, un collega, il partner, persino da sconosciuti.

Se ti è accaduto di recente, poi, il senso di ingiustizia, di sgradevolezza e di risentimento saranno ancora freschi, nella tua mente.

Sia che si tratti di sensazioni recenti che di ricordi penosi, ti interesserebbe forse sapere cosa puoi fare per superare tutto questo.

In un certo senso, non puoi.

E non sto dicendo che sia una condanna, per carità.

Intendo dire che la gamma della rabbia e delle sfumature emotive che ne derivano quando ci scontriamo con gli altri si innesca perché in noi è ancora vivo quel cavernicolo che siamo stati almeno trentacinquemila anni fa, a giudicare dai più antichi resti di homo sapiens.

Sì, viviamo nell'ipertecnologia (e anche nell'ipermercato, infatti sono appena tornato da un centro commerciale), mimiamo la telepatia servendoci di marchingegni elettronici, inseguiamo l'ubiquità grazie agli smartphone, alle webcam, ci sdoppiamo le vite con i dualsim, possiamo fare le pazzie più incredibili per somigliare a David Bowman di 2001 Odissea nello spazio, ma dopotutto ci portiamo in petto ancora quell'ominide che armato di osso è pronto a uccidere il suo simile in nome della sopravvivenza.

Ora, lui è dentro di te, di me, di ogni persona che incroci giorno dopo giorno.

Come un estraneo col quale devi convivere, è necessario, prima di educarlo, che tu comprenda bene quale articolato meccanismo si innesca in lui, che è del tutto incapace di distinguere tra la caverna e la villa a due piani (ma anche se vivi in un angusto condominio tranquillizzati, lui la differenza non la noterà, comunque!).

Se inizi a scavare nell'archeologia della tua mente, potrai trovare quel cavernicolo a cui mi riferisco, il cui unico obiettivo è evitare l'estinzione, che all'epoca non doveva essere una passeggiata, com'è oggi in quasi tutto il mondo industrializzato.

Se vuoi sapere dove lo trovi, basta che tu dica io e potrai addirittura sentirlo, mentre ti abita.



Che ofessa!
L'io, cioè il cavernicolo, si sente offeso, minacciato, messo in pericolo, e ogni volta è come una batosta improvvisa, che attiva il cuore per pompare più sangue e prepararsi alla lotta.

Ma l'animale che mi porto dentro...
Per il cavernicolo, non reagire predisponendosi all'attacco significava esporsi al rischio di scomparire, è un meccanismo di sopravvivenza e bisogna accettarlo per iniziare a comprenderlo e gestirlo.

La miglior difesa è l'attacco
Essere cavernicolo non vuol dire essere sprovveduto, per cui il tuo piccolo Flinstone predisporrà anche un mimino di strategia, per difendersi e/o attaccare, ecco perché immediatamente dopo l'offesa ti vengono in mente tante belle cose da rispondere al tuo interlocutore: stai preparando le armi.

Profondo rosso
Tutto questo non fa che focalizzarti ancor di più sull'idea di aver subito un'offesa, il che renderà sempre più profondi il risentimento e la voglia di rivalsa, innescando un circolo vizioso.

Tu sei la mia tribù
Non è una partita a due, tu e il tuo presunto rivale in realtà vi state giocando anche l'appartenenza a ciò che vi fa sentire vivi e riconosciuti, la società, il gruppo, quella che per il cavernicolo era la tribù, e che lo spingeva a preoccuparsi di cosa pensassero gli altri di lui, a evitare di esserne estromesso per qualche dissapore, per non essere costretto ad allontanarsi, il che avrebbe significato andare incontro a morte quasi certa, perciò anche oggi sapere che qualcuna pensa male di noi ci sgomenta.

Mortal kombat?
Trentacinquemila anni fanno una gran differenza, soprattutto per un motivo: combattere con qualcun altro, cioè lasciare che il tuo e il suo cavernicolo escano allo scoperto per affermare la legge del più forte, non produrrà un vincitore, dato che oggi non c'è pericolo di estinzione, ma sicuramente lascerà sul campo due perdenti, con la sensazione di aver agito a vuoto.

Questa è la pars destruens, ma prima di proporre i miei suggerimenti, mi piacerebbe leggere il tuo commento e conoscere il tuo parere, ascoltare il tuo racconto, leggere la tua esperienza e, se possibile, scoprire in quali modi ti è riuscito di superare la rabbia, comprendere e perdonare.

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