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mercoledì 14 dicembre 2011

Passivo-aggressivo: questo sconosciuto

Se chiedi a qualcuno di fare qualcosa, avrai due possibili reazioni: o questa persona acconsente e fa quella determinata cosa, o non acconsente, pertanto ti tocca fartela da te.

In realtà, le cose non sono così semplici, se t'imbatti in qualcuno che acconsente a parole ma che alla fine, nonostante timidi tentativi di realizzazione, non fa quanto pattuito.

La persona in questione potrebbe semplicemente aver cambiato idea, e in questo caso te lo comunicherà.

Se però la persona tergiversa, cerca scuse, si ripromette e ti ripromette di riparare - anche se entrambi sapete che finirà ancora in un nulla di fatto - è molto probabile si tratti di una persona con serie difficoltà relazionali, tanto serie da sfuggire persino ai manuali di psicodiagnostica.

Tra i cosiddetti disturbi NAS, cioè Non Altrimenti Specificati, per i quali in pratica non si riesce a trovare un accordo definitorio, compare anche il disturbo passivo-aggressivo, caratterizzato da una strana commistione tra questi due atteggiamenti, aggressività e passività, che di solito sono come il giorno e la notte.


Il comportamento si basa su una sorta di non-azione, condita da emozioni e motivazioni negative e accompagnato da ostilità sotterranea.

Chi si comporta in questo modo, in genere, lo fa in maniera non verbale, per evitare il confronto diretto con l'altro.

Il problema è che l'altro in questione può non capire i veri sentimenti di chi mette in atto questo comportamento, acuendo suo malgrado il rancore della persona passivo-aggressiva, in un circolo vizioso.

Da una parte c'è la comunicazione aperta e onesta, dall'altra il sotterfugio crudele e l'abuso della fiducia.

Ecco alcuni esempi di comportamenti passivo-aggressivi:

  • essere ambigui: parlare in modo criptico e confuso per intorbidire le acque della comprensione degli altri e farla franca
  • scusarsi sempre: per non aver fatto quanto promesso o per non aver dato quanto era ovvio dare
  • drammatizzare: un modo per mettersi al centro della scena e guadagnare l'attenzione vittimizzandosi
  • rimandare: quasi sempre a spese degli altri
  • essere in ritardo: o dimenticarsi sempre qualcosa di essenziale
  • evitare l'intimità: mostrandosi arrabbiati o apertamente negativi
  • usare colpa o malumore: per punire gli altri o per accattonaggio di attenzioni
  • fare polemiche e speculazioni verbali: invece di rifugiarsi nel non verbale, travolgere con fiumi inutili di parole
  • trattenere la tenerezza: per infliggere punizione o controllare l'altro
  • essere irresponsabili: o non comunicare per tempo su questioni di importanza collettiva
Tutti questi comportamenti, e le mille altre sfumature che il comportamento passivo-aggressivo può assumere, hanno in comune l'insicurezza nell'esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni.

Per questo, la persona cerca vie alternative, non per comunicare come si sente ma per cambiare direttamente le cose a suo vantaggio.

Situazioni familiari nelle quali non era consentita né incoraggiata l'espressione onesta di sé sono alla base di questo fenomeno di disadattamento relazionale.

Purtroppo, un ragazzo che cresce in questa condizione impara sempre di più e sempre meglio a mascherare la propria ostilità - senza apprendere mai quando è opportuna - e ad "addolcire" oltremodo le sue maniere per ottenere benevolenza e non scatenare reazioni negative negli altri, e può rimanere intrappolato in questo atteggiamento, portandosi dentro tendenze vendicative e sabotatrici.

Che cosa possiamo fare, se ci troviamo a contatto con questi comportamenti?

Innanzitutto, riconoscere il vero comportamento passivo-aggressivo da un'occasionale fuga in questi comportamenti, una fuga che può vederci protagonisti in qualsiasi momento, quando ci sentiamo troppo stressati.

Sottrarsi costantemente a qualsiasi scambio o relazione ambigua, per evitare a monte di essere la vittima dalla quale altri, con comportamenti del genere, possano trarre vantaggio.

Migliorare le proprie abilità comunicative, per fronteggiare i colpi bassi insiti nei comportamenti del passivo-aggressivo e saper ribattere in maniera costruttiva.

E se siamo noi a ricorrere a queste armi sleali?

Riflettiamo sul nostro passato e cerchiamo di capire quali eventi o situazioni ci hanno fatto apprendere l'uso di siffatte modalità.

Riconosciamo l'impatto di questi comportamenti su chi ci sta intorno e sulle relazioni che abbiamo con gli altri, prendendo atto della negatività alla quale le stiamo portando.

Accettiamo la nostra piena responsabilità per quanto sta accadendo.

Iniziamo ad affrontare in maniera onesta e aperta problemi, conflitti e oscurità nelle relazioni con gli altri, senza procrastinare né fingere che tutto vada bene, perché prima o poi l'ostilità nascosta ci farà ricadere in uno dei comportamenti suddetti.

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