Pagine

Visualizzazione post con etichetta relazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta relazioni. Mostra tutti i post

mercoledì 9 settembre 2015

le ultime parole gravose

Questa non è una barzelletta, anche se per certi versi può sembrare tale.

Si tratta di qualcosa che, a differenza delle barzellette - quasi sempre iperboliche e perciò rare a riscontrarsi nella realtà - accade molto più spesso di quanto riusciamo ad accorgerci.

O forse ce ne accorgiamo tutte le volte, e non saprei se è meglio.

Accade quando si parla, indipendentemente dall'argomento e dall'importanza che esso ha per coloro che parlano.

Per questo, se due persone parlano di ciò che sta loro a cuore, è tremendamente più importante.

Parlano, e come a volte è naturale e inevitabile, scoprono di non comprendere qualcosa del loro stesso parlare.

E allora comincia la vera e propria barzelletta, che però non è una barzelletta.

giovedì 3 settembre 2015

Una buona ragione per investire nelle relazioni

Ti piacciono i gatti?

Io ne ho tre, e quando mi chiedono com'è stato e com'è realmente avere a che fare con loro e gestirli, mi accorgo che a pensarci e a raccontarlo sembra un impegno enorme - fanno danni in casa, sono da sterilizzare, col caldo possono arrivare le pulci, ammazzano altri animali e per di più te li portano in casa e così via - ma che poi, in questi cinque anni di convivenza, giorno dopo giorno, io non ho percepito realmente tutto questo peso che vado raccontando ed elencando.

Anche nelle relazioni umane assistiamo a un fenomeno simile: esistono una serie di noie in ogni tipo di relazione, che possiamo più o meno pensare di accettare in base alla nostra disponibilità al compromesso, e che una volta vissute si riescono ad attraversare meglio di quanto si potesse immaginare.

Il primo punto è proprio questo: se è giusto, prima di una qualsiasi relazione umana, chiedersi se siamo disposti ad accettare gli eventuali e inevitabili compromessi che implicherà, è altrettanto vero che essi ci sembreranno più gravi prima di intraprendere realmente quella relazione.

domenica 10 maggio 2015

Comunicazione interpersonale: bada a come parli, ma soprattutto al perché

Quante volte hai visto su giornali, riviste, siti e social network la classica serie di consigli per migliorare qualcosa della tua vita?

E non parlo solo di aspetti pratici o materiali, come organizzare gli armadi o perdere peso.

Si tratta quasi sempre di liste o elenchi di dritte per aggiustare qualcosa che ha a che fare con la mente e il cuore, con i pensieri e le emozioni.

E tra tutti i temi uno dei cavalli di battaglia è la comunicazione.

Peccato che tra tutte le liste di consigli in circolazione proprio quelle per comunicare meglio funzionino peggio o per niente.

Infatti, anche se corredate da presunte evidenze scientifiche - che ovviamente sono sempre inattendibili perché parziali e di parte - si concentrano su ciò che diciamo e sull'ascolto di ciò che dicono gli altri.

In pratica, sulle parole o - quando ci va bene - sul processo che ci porta a formare le frasi da dire o per decodificare il messaggio altrui.

Messe così, queste dritte sono belle storte: infatti, il novanta per cento delle impressioni che influenzano il nostro stare in una relazione comunicativa sono determinate da fattori non verbali che si formano prima ancora che le parole dell'altro abbiano toccato l'area del nostro cervello adibita alla loro comprensione.

Cioè noi non ascoltiamo e quando lo facciamo siamo già sotto l'effetto di un pre-giudizio costruito quasi automaticamente dalle nostre percezioni.

Questa discrepanza si riverbera poi nello scambio di parole effettivo, in uscita e in entrata.

Trovi che l'altro abbia detto qualcosa di sciocco ma cerchi un modo di dirglielo senza urtare i suoi sentimenti, il che pone problemi di congruenza con i tuoi, di sentimenti, oltre che aprire la spinosa questione di quanto in quel momento sei disonesto e manipolativo evitando la piena verità.

Se poi sei tu a sentire che l'altra persona sta applicando una qualche tecnica per addolcire la pillola e hai la capacità di accorgertene, questo non ti rassicura, non ti fa sentire che l'altro sta avendo cura di te, anzi, ti senti psicanalizzato, messo a distanza, vivisezionato come una cavia da laboratorio, perché tu hai aperto verso una comunicazione senza difese mentre l'altro fa il dottor Freud di turno.

Se proprio siamo a caccia di consigli utili sulla comunicazione, dovremmo riflettere non tanto su come attuarla quanto sugli obiettivi perseguiti.

venerdì 1 maggio 2015

La danza delle relazioni: cambia tu che cambio anch'io

Le persone non cambiano, e soprattutto non puoi cambiarle dall'esterno.

Hai sentito dire spesso queste parole, tra il consolatorio e il rinunciatario, ora come perla di saggezza e ora come ultima spiaggia per non affogare nella disperazione.

Anzi, le hai sentite dire da persone che sai bene quanto tentino di cambiare gli altri.

Che cosa vorrà dire poi cambiare non è per niente chiaro.

domenica 28 settembre 2014

Il contrario di litigare

Qual è il contrario di litigare?

Soprattutto nelle relazioni significative, dove c'entra l'amore, l'amicizia, la convivenza, la parentela, la condivisione professionale, tutte situazioni ricche di occasioni per beccarsi, in che direzione andare per evitare il conflitto e trovare l'equilibrio?

Il buon senso, non sempre buono, direbbe di concentrarsi sulla generosità, sull'altruismo, sul volere il bene dell'altro.

Ma funziona davvero?

Lo farebbe se fosse incondizionato, però quasi sempre questa generosità, questo altruismo e questo volere il bene altrui si intendono implicitamente reciproci.

E se una cosa è reciproca per condizione allora non è più incondizionata.

In pratica, è un baratto, e un baratto - come qualsiasi transazione economica - comporta il controllo ossessivo del corrispettivo: se io ti do tanto, anche tu dovrai darmi altrettanto, e se non lo fai apriti Cielo!

Il battibecco nella relazione emerge in sostanza quando uno dei due si sente frustrato o ha delle aspettative.

Invece di fare una chiara richiesta sul modello del faresti questo? si vagheggia che l'altro ci legga nel pensiero e lo faccia, per di più senza avere nulla in cambio.

Torniamo ai contrari, e partiamo proprio dal voler bene e dalla generosità.

Sull'altro lato della medaglia dovremmo trovare odio e avarizia.

Ed è chiaro che stare sul lato buono è meglio, ma neppure è possibile forzare la propria pancia a non torcersi quando non sentiamo equità nello scambio naturale del dare e avere.

Il dare e avere della vita e delle relazioni però non è esattamente la stessa cosa di quello delle relazioni economiche pure e semplici.

martedì 9 settembre 2014

Il fascino discreto dell'indifferenza

Lui ama lei, e la ama così tanto che, anche quando lei si allontana da lui per vivere la sua vita senza curarsene, lui non ne è affatto infastidito, aspetta, pazienta, è allenato a incassare da lei ogni colpo, e quando lei torna, trovandolo comunque disposto a riaccoglierla, non può fare altro che essergli infinitamente grata.

Ma c'è un altro lui che non si preoccupa minimamente di un'altra lei, al punto che, anche quando lei si allontana da lui per vivere la sua vita senza curarsene - come quella di prima - lui sa che non ne proverà alcun fastidio né mancanza, e ride tra sé, consapevole del fatto che per lui le parole e le azioni di lei in fondo non contano davvero, eppure quando lei torna, trovandolo comunque disposto a riaccoglierla - come quello di prima - non può fare altro che essergli infinitamente grata.

Due modi diversi di andare d'accordo: vero amore e vera indifferenza.

Io sarò dalla tua parte, qualsiasi cosa tu decida di fare è una bella frase, ma in quel qualsiasi possono celarsi miriadi di sfumature.

Si può essere davvero così aperti e capaci di accettare gli altri incondizionatamente?

O non sarà che la nostra capacità d'accettare è inversamente proporzionale con il grado di bisogno e di influenza che le persone hanno su di noi?

sabato 28 giugno 2014

Tutti pazzi per il selfie

Il titolo sembra ironico, ma non si sa fino a che punto, visto che l'American Psychiatric Association - responsabile dei DSM - è stata tacciata qualche tempo fa di aver classificato il selfismo come un disturbo mentale.

Così, tutti gli internettiani e ancor più gli smartphoniani - perché ormai si tratta di vere e proprie popolazioni distinte - sono stati attraversati da un brivido e si è vivamente sperato si trattasse di una bufala, cioè di una delle forme più diffuse di post che circolano sui social network.

Ed effettivamente, sul sito dell'APA non ci sono tracce di una simile classificazione, né si trova nulla effettuando una ricerca interna.

Che la notizia farlocca si sia diffusa tra i naviganti nel solito modo virale non sorprende, sia perché in genere gli utenti dei social si divertono a leggere le sedicenti notizie preparate da siti che, se solo si leggessero bene le avvertenze, dichiarano di poter pubblicare delle bugie, sia perché il selfie - che tutti criticano - è una pratica diffusa e amata.

lunedì 2 giugno 2014

Quale ricerca per quale equilibrio?



Essere virtuosi è apparentemente una bella cosa.

Eppure, le virtù - come i vizi e le spinte della vita - a volte confliggono, e non è così semplice seguirle, soprattutto quando alcune di esse sembrano sgomitare per avere l'esclusiva.

Vuoi essere libero, ma vuoi anche sentirti sicuro.

Vuoi libertà d'azione, ma anche giustizia.

Vuoi pensare a te ma vuoi avere compassione per gli altri.

domenica 13 aprile 2014

Raccontarsi per gioco, giocare per raccontarsi

Facciamo un gioco, un gioco in cui non si vince e non si perde, ma si esce più uniti, più consapevoli, più integrati.

Questo gioco ha a che fare con i dilemmi fondamentali del vivere, molto più che con i principi e i precetti morali.

Laddove i principi ti dicono che cosa dovresti fare e che cosa dovresti evitare, i dilemmi ti fanno dubitare che ci sia una risposta univoca sempre e comunque, e ogni volta ti fanno chiedere sarà il caso di accettare questa cosa o devo affermare me stesso?

Combattere o lasciar correre?

Aver fiducia o dubitare?

Pugno di ferro o guanto di velluto?

Fede o ragione?

Sono tutte incarnazioni del dilemma fondamentale, che ha due vie giuste e due errate.

Le due vie giuste consistono nell'accettare le cose che non si possono cambiare e nel provare a cambiare quelle che si potrebbero cambiare.

Le vie sbagliate sono l'inverso: provare a cambiare quando non si può e accettare passivamente ciò che invece non dovrebbe essere accettato.

Se io ti chiedessi raccontami un momento della tua vita in cui hai lottato per qualcosa e hai provato soddisfazione nel farlo?

Oppure, raccontami un momento della tua vita in cui hai lottato per qualcosa per poi rammaricartene?

Che tipo di storie pensi verrebbero fuori dai tuoi racconti?

sabato 22 marzo 2014

Amore e scienza: una relazione complicata

Ci sono esperienze di vita che non hanno bisogno di conferme scientifiche per dimostrare la loro importanza.

L'amore è forse la più importante di tutte, e non a caso è un'emozione ancora largamente incompresa dagli studiosi.

Tutti noi intuiamo una naturale tendenza a entrare in contatto profondo con i nostri simili, e sentiamo esperienze come il rifiuto o la solitudine al pari di minacce dirette alla nostra stessa sopravvivenza.

Per ragioni biologiche e culturali, molti distinguono amori veri da altri meno veri, amori più profondi e altri più superficiali, e spesso il discrimine è la lunghezza della relazione nella quale questi vengono vissuti.

In realtà tutti gli amori si modificano col tempo, svincolandosi dal parametro della durata, e la presunta profondità non andrebbe misurata partendo dall'esterno, ma interrogandosi sulla nostra disponibilità ad aprire il cuore e andare verso gli altri.

La prova del tempo, semmai, fa emergere altre necessità, come la disponibilità all'impegno, l'accettazione della propria vulnerabilità e la rinuncia a ogni forma di egocentrismo.

Tutto questo, e molto altro, rende parecchio arduo per la scienza ogni tentativo di definizione, analisi, conoscenza dell'amore.

Qualcosa però la possiamo dire, e ogni piccola conferma scientifica non fa che aggiungere bellezza all'unico vero modo di dare senso alla propria vita.

venerdì 23 agosto 2013

A che punto sono le tue relazioni? Cinque domande per scoprirlo

Che cos'è che minaccia più spesso la tua calma e la tua felicità?

Nove volte su dieci, la radice dell'irrequietezza, dello stress e della mancanza di serenità si annida nelle relazioni.

Tra figli che fanno impazzire, genitori troppo oppressivi, superiori arroganti, partners egoisti e amici che scompaiono per troppo tempo, ce n'è abbastanza per sentirsi frustrati, arrabbiati, sempre sul piede di guerra.

E se ne parli ti senti anche dire che è normale non poter evitare incomprensioni, disaccordi e sentimenti di sconforto quando si ha a che fare con le altre persone che gravitano nella nostra vita.

Ma normale non è l'aggettivo giusto, perché ciò che percepiamo non è affatto un senso di normalità, bensì di fortissima anomalia.

Che poi le difficoltà relazionali facciano parte di ogni esperienza di vita è una considerazione sì accettabile, in quanto razionale, ma per nulla consolante.

Quando abbiamo un problema con una persona cara o vicina, spesso la prima reazione è attribuirle la colpa del problema.

Gli altri sarebbero responsabili dei nostri sentimenti e delle nostre reazioni.

Il loro cattivo modo di porsi ha fatto scattare in noi questo senso di tragedia.

In realtà, a ognuno di noi è dato pieno potere di governare la salute di ogni relazione, e ci si può prendere carico del rapporto anche in maniera unilaterale, come spesso accade quando accettiamo con pazienza che l'altra persona a noi cara, magari in un momento difficile, si comporti con noi con poco riguardo e ci passiamo sopra, anzi, l'aiutiamo a venirne fuori.

Però il tema delle relazioni è ineludibile, perché dal loro stato dipende la nostra felicità a lungo termine.

Il nostro primo interesse è attivarci per tenere in buona vita i nostri rapporti, cominciando da noi stessi e senza aspettare dall'altra persona cambiamenti che non possiamo imporre né decidere dall'esterno.

Il bello è che le relazioni sono contagiose, e se uno dei due membri attua un cambiamento, immediatamente esso si riverbera sull'altro.

Il segreto è contagiarsi a vicenda con costruttività.

Naturalmente, a nessuno viene in mente di lavorare alla relazione quando tutto fila liscio.

L'allarme scatta al sorgere di ogni minimo conflitto.

E lì le prime reazioni automatiche possono essere fatali.

Ma quali sono i possibili problemi all'interno di una relazione umana?

sabato 23 febbraio 2013

Relazioni efficaci? Impara dal tango

Da tre anni prendo lezioni di tango argentino e il risultato mi sorprende.

Non parlo del livello di perizia, del fascino di questo ballo, della fantastica immersione in una vera e proprio cultura altra.

In realtà, cioè che mi stupisce è che, oltre a imparare a dove mettere i piedi, sto imparando moltissimo sul modo in cui voglio stare in contatto, su come voglio entrare in connessione, su come essere io ma nello stesso tempo sentirmi con l'altro.

Sulla pista e nella vita.

Non c'è relazione umana che non possa migliorare prendendo spunto dalla comunicazione durante la danza.

Genitori, partners, colleghi, amici, tutti coloro che in qualche modo entrano in contatto con altre persone possono guardare le loro relazioni con occhi diversi, prestati dal tango argentino.

giovedì 6 settembre 2012

Relazioni positive: come riconoscerle

Quante volte hai detto o hai sentito dire la frase ma tutti/e io li/le trovo? riferita a relazioni di coppia andate male?

Una frase che ha molto più senso di quanto possa sembrare, dalla sua apparenza di semplice modo di dire o frase fatta.

Infatti, se gli togli il punto interrogativo, la frase significa esattamente ciò che esprimono le sue parole: li trovi o le trovi tutti e tutte tu, e ogni volta ci ricaschi.

Si tratta di una variante di un meccanismo psicologico in cui agisce la coazione a ripetere, ben illustrata da Freud, e su cui Berne elaborò la sua famosa teoria dei giochi relazionali, proprio partendo da questo in particolare, il gioco in cui una persona fa di tutto per dimostrare di essere stata ingannata o sfruttata da qualcun altro, non a caso intitolato prendetemi a calci.

Non voglio però andare oltre nella disamina clinica del fenomeno, quanto soffermarmi su un aspetto più semplice.

Dire che troviamo sempre la persona sbagliata significa anche saper riconoscere che cosa non va e che cosa andrebbe bene.

Avere ben presenti le caratteristiche di una relazione soddisfacente dovrebbe permetterci di scansare i pericoli o quanto meno di abbreviare i tempi necessari a riconoscere che la relazione in tessitura non sta prendendo la forma giusta e quindi chiuderla prima che sia troppo doloroso.

Come facciamo a sapere qual è la relazione giusta per noi e quindi a riconoscere quali persone potrebbero venire maggiormente incontro ai nostri bisogni?

venerdì 9 marzo 2012

Il diritto di essere assertivi

Ho già parlato di assertività in almeno due post ma oggi voglio offrirti una prospettiva differente.

L'assertività, ricordiamolo, è la capacità di esprimersi senza violare i diritti altrui e - soprattutto - i propri.

Se cerchi di affermare le tue idee tentando un sopruso sull'interlocutore, allora stai adottando un comportamento aggressivo.

Se, viceversa, consenti all'altra persona il sopruso, sei in piena passività.

Purtroppo, non è affatto semplice distinguere queste tre tonalità comportamentali, né è facile capire quando è il caso di adottare l'una o l'altra.

Perché bisogna dire anche questo: a volte l'aggressività e la passività sono necessarie.

Se in un angolo buio si avvicina qualcuno con la pistola e ti chiede di consegnargli tutto ciò che hai, non sarà il caso di sfoggiare la tua migliore assertività o peggio di virare verso l'aggressione: il tuo obiettivo è uscire in salute dall'angolo buio, quindi farai meglio a dargli il portafogli.

È anche vero che se il tizio che si avvicina ha un bastone, un ricorso all'aggressività potrebbe anche funzionare e spingerlo alla ritirata.

Come possiamo sapere esattamente quali comportamenti sono assertivi - e quindi civili - e quali no?

Esiste una "carta dei diritti" dell'assertività?

No, ma rimediamo subito.

lunedì 30 gennaio 2012

Il mensile di Studialamente: Gennaio 2012

Hai cominciato bene il tuo 2012?
Per molte persone, un anno vale l'altro e non c'è bisogno di compiere alcun rito di passaggio.

Poiché però l'enfasi del salto tra la vecchia e la nuova annata è forte, tutti ne parlano, i media ci assediano di prodotti ed eventi legati al fatidico passaggio, a questo punto meglio approfittarne e vivere l'inizio del nuovo anno decidendo di farne l'anno dei nostri buoni propositi.

Anche se il primo mese è già passato, direi che tu sia ancora in tempo per dedicarti alla realizzazione dei tuoi progetti.

Brutti ricordi
Altrettanto vero che le ricorrenze fanno da ancora per vecchie ferite, soprattutto quando hai perso qualcuno o qualcosa d'importante.

La perdita è un'esperienza inscindibile da una vita vissuta con pienezza, per questo è importante dare la giusta attenzione al processo di elaborazione delle perdite e trasformarle in ricchezza per la nostra esistenza.

Chi è la mamma e chi è la figlia?
Tra le tante novità che il nuovo anno ha già portato, spicca in tivvù uno spot di una nota automobile, volutamente e perversamente incentrato su una relazione madre-figlia che vira pericolosamente in un rapporto di amicizia.

Se nello spot questo fenomeno non ha conseguenze reali, nella vita invece si può andare incontro a qualche problema quando la mamma non fa più la mamma.

A caccia di Freud
Infine, un po' di relax, con un quiz che ci fa scoprire tre dei più grandi esponenti della psicologia, in inglese, immodestamente tradotto da me, ma divertentissimo.

Correva l'anno...
Nel gennaio di centodieci anni fa nasceva Carl R. Rogers ed essendo io di formazione rogersiana non potevo dimenticarlo.

Rogers è un po' come Gregory Bateson, ha rivoluzionato in profondo l'ambiente scientifico ma gli altri fanno finta di non ricordarsi che senza di lui non sarebbero dove ora sono.

È il destino dei più grandi, si sa, perciò vieni a conoscere il suo pensiero in questo post.

Che cosa ci riserverà febbraio?

giovedì 26 gennaio 2012

Mamme amiche e pubblicità



Io e mia madre siamo molto amiche, è una frase che puoi sentire abbastanza spesso, oggi, da un'adolescente.

Io dico tutto a mia madre è il naturale corollario della frase precedente, quindi non meno frequente.

Il gran finale è non ho segreti per lei, dopodiché possiamo dire di aver trovato un'esponente di una categoria ormai diffusissima quanto discutibile: la mamma amica.

Partiamo da queste tre affermazioni e facciamo finta di parlare alla ragazzina che le ha orgogliosamente sbandierate.

venerdì 30 settembre 2011

Il mensile di Studialamente: Settembre 2011

Sette, numero perfetto!
Tutti vogliono essere più felici, soprattutto coloro che ritengono già di esserlo.

Se la felicità non è un traguardo ma un'attitudine, siamo i primi - anzi, gli unici - responsabili del suo raggiungimento e non possiamo permetterci autosabotaggi e comportamenti lesivi.

Non sai da dove cominciare?

Ti spaventa dover tentare nuove strade?

Ho una buona notizia: forse il segreto non sta nel fare qualcosa di nuovo, ma nel non fare qualcosa di obsoleto e dannoso.

Ecco per te Sette cose che devi assolutamente smettere di fare per essere felice.

Quattro passi nell'eros
Che maschio e femmina siano diversi, non devo certo dirtelo io.

Che però questa diversità sia anche insita nella biologia dei due generi, rende il discorso già più interessante.

Che le differenze più spiccate si collochino proprio nell'attività che maggiormente dovrebbe unirli, ossia il sesso, porta dritti a un unico risultato: devi assolutamente leggere Sessualità, maschi e femmine a confronto.

Giardinaggio interiore
In una famosa lettera, Cesare Pavese esorta Fernanda Pivano a lavorare per gli altri, vedendo nel donare l'unica strada verso la felicità.

Che questo sia difficile lo dimostra la parabola dello stesso Pavese ma chi mi conosce sa come la penso: è più difficile fare nuovi passi che eliminare quelli che non funzionano.

Eppure, se noi tagliamo via le erbacce, il prato della nostra interiorità potrà migliorare da sé, senza sforzo.

Comincia da questo elenco di Cattive abitudini da estirpare.

domenica 18 settembre 2011

Cattive abitudini da estirpare

Ti ritieni una persona piacevole?

Pensi che per gli altri sia facile sentirsi a proprio agio e trovarsi bene con te?

Nel mio lavoro vedo di frequente persone portarsi dietro un carico di comportamenti dannosi, che le allontanano da relazioni soddisfacenti, carriere appaganti, e in generale dalle occasioni di sentirsi più felici.

Non si rendono conto di aver contratto - come una malattia - modi di fare che offendono e allontanano le altre persone.

Quasi tutti facciamo cose che possono annoiare o infastidire gli altri, soprattutto nelle relazioni più strette.

È impossibile essere umani e non cadere in qualche occasione nel cattivo umore, nelle reazioni infantili o nell'egocentrismo.

Quando questi comportamenti diventano abituali, però, e iniziamo ad adottarli come parte integrante del nostro agire quotidiano, restiamo bloccati in un'immaturità emotiva che ha conseguenze molto negative.

Gli altri ci vogliono sempre più bene di quanto pensiamo, tant'è vero che ci lasciano avere quasi sempre questi comportamenti negativi, e noi crediamo dunque di poter agire così con loro.

Un'indulgenza che noi traduciamo in una sorta di permesso.

La questione diventa ancora più complicata per i nostri lati positivi.

Se agli altri dessimo sempre e soltanto il nostro lato oscuro, prima o poi ci mollerebbero.

Invece, la nostra parte solare spesso nasconde e giustifica quella negativa, spingendo gli altri a passare sopra le nostre pecche.

giovedì 28 ottobre 2010

Migliorare le proprie relazioni

Relazioni pericolose?
I problemi di relazione costituiscono una sfida la cui posta in gioco è trovare accordi: le relazioni infatti sono situazioni caratterizzate da una complessa interazione tra due persone che stanno provando a vivere in armonia.

Secondi fini e discussioni sul controllo, la fiducia e l'impegno possono complicare ogni convivenza o relazione, i problemi sessuali possono provocare in un partner sentimenti di imbarazzo e in un altro la sensazione di non essere amati.

Imparare nuove abilità di comunicazione
Poche persone comunicano davvero a un livello capace di far funzionare bene la relazione.

Quante volte ci si sente feriti dalle azioni del partner o anche dalle sue parole senza però riuscire a dirglielo in modo chiaro e costruttivo, fino a sentirsi ignorati o messi in disparte.

Altre volte ci si lascia "cuocere a fuoco lento" finché il risentimento monta su per poi esplodere in rabbia e frustrazione.

In questi casi, parlarne con un professionista può essere utile, prima che la situazione sfugga di mano.

venerdì 27 novembre 2009

Tre cose da sapere di sé


Sapere qualcosa su noi stessi è un risultato che richiede percorsi diversi da qualsiasi altro sapere.
  • Non ci sono scuole da frequentare per avere il diploma di "persona".
  • Non esistono libri in cui studiare nozioni fondamentali del proprio essere.
  • Non è possibile trovare persone capaci di dirci tutto ciò che ci servirebbe sapere su di noi.
Pare proprio che dobbiamo cavarcela con le nostre forze.

La civiltà moderna e ipertecnologica però non permette un confronto sufficiente con la propria interiorità, con la propria sensibilità e con le proprie emozioni, positive o negative che siano.

Così viviamo in una società poco propensa a incitare i suoi giovani all'acquisizione di indipendenza.

Invece, in altre epoche e tuttora in altre culture, il passaggio dall'avere qualcuno a curarsi di noi al diventare autonomi veniva e viene addirittura festeggiato e ritualizzato, invece di essere messo sotto silenzio o scoraggiato come nel nostro ambiente sociale.

Viceversa, una società avanzata come la nostra ha bisogno di uno sviluppo esasperato della dimensione razionale, delle capacità cognitive, di ciò che sta dal collo in su a scapito di ciò che c'è sotto.

Questa frattura può impedire di acquisire dimestichezza con la nostra dimensione interiore, sensibile, emotiva e tutta l'intelligenza che la nostra cultura ci spinge a sviluppare sembra non aiutarci neanche un po' quando dobbiamo fare i conti con manifestazioni emotive quali irrequietezza, paure, preoccupazioni, arrabbiature, cali di umore ecc.

Dove ci siamo persi di preciso e da dove possiamo ricominciare?