Pagine

Visualizzazione post con etichetta autostima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autostima. Mostra tutti i post

giovedì 17 aprile 2014

Credere in sé, credere agli altri

L'integrità personale è un concetto difficile da trattare, e tuttavia determinante nelle relazioni.

Puoi essere una persona più o meno integra, per te e per gli altri, a seconda della distanza tra dove sei realmente e dove vorresti essere.

Per tutta la nostra vita, cerchiamo di ridurre questa distanza, perché sappiamo che è l'unico modo per dirci integri.

Ma in che modo possiamo ridurla?
  • Facendo progressi veri verso i nostri obiettivi
  • Riducendo i nostri obiettivi
  • Fingendo di far progressi verso i nostri obiettivi
  • Fingendo di aver ridotto i nostri obiettivi
Se per esempio vuoi diventare un bravo ballerino, puoi studiare e impegnarti tantissimo per diventarlo, puoi decidere che ti basta essere un ballerino modesto, puoi fare solo quei due o tre passi che ti vengono bene e cercare di campare di rendita anche con l'aiuto di qualche balla, puoi raccontare in giro che in realtà la cosa più importante per te è stare insieme alle persone e che imparare a ballare è solo un pretesto marginale.

Tutte e quattro le strategie hanno un perché, anche se le prime due, cioè lavorare duro per raggiungere una meta o accettare che quella meta non è realmente alla nostra portata, sono senz'altro le più obiettive.

I perché delle altre due strategie, basate sulla finzione, sono meno ovvi.

domenica 13 aprile 2014

Raccontarsi per gioco, giocare per raccontarsi

Facciamo un gioco, un gioco in cui non si vince e non si perde, ma si esce più uniti, più consapevoli, più integrati.

Questo gioco ha a che fare con i dilemmi fondamentali del vivere, molto più che con i principi e i precetti morali.

Laddove i principi ti dicono che cosa dovresti fare e che cosa dovresti evitare, i dilemmi ti fanno dubitare che ci sia una risposta univoca sempre e comunque, e ogni volta ti fanno chiedere sarà il caso di accettare questa cosa o devo affermare me stesso?

Combattere o lasciar correre?

Aver fiducia o dubitare?

Pugno di ferro o guanto di velluto?

Fede o ragione?

Sono tutte incarnazioni del dilemma fondamentale, che ha due vie giuste e due errate.

Le due vie giuste consistono nell'accettare le cose che non si possono cambiare e nel provare a cambiare quelle che si potrebbero cambiare.

Le vie sbagliate sono l'inverso: provare a cambiare quando non si può e accettare passivamente ciò che invece non dovrebbe essere accettato.

Se io ti chiedessi raccontami un momento della tua vita in cui hai lottato per qualcosa e hai provato soddisfazione nel farlo?

Oppure, raccontami un momento della tua vita in cui hai lottato per qualcosa per poi rammaricartene?

Che tipo di storie pensi verrebbero fuori dai tuoi racconti?

sabato 5 aprile 2014

Manuale di gestione (retorica) dei conflitti

L'essere umano è davvero la creatura più evoluta del pianeta.

Talmente evoluta da riuscire a fare due cose, importantissime per la stessa sopravvivenza.

La prima è intercettare le fesserie dei propri simili.

Crescendo, tutti noi sviluppiamo questa sorta di radar in grado di riconoscere bugie, mezze frasi, tentativi di manipolazione.

Lo costruiamo man mano, lo perfezioniamo col tempo, lo portiamo alla massima efficacia.

Ma non tutti riescono a conservarlo,

Perché l'essere umano ha anche bisogno di relazioni.

Di stare con gli altri, e con alcuni di essi starci molto tempo e molto vicino.

Così, la probabilità che il radar intercetti le fesserie di questi altri, vicini e lontani, è alta.

E qui entra in gioco la seconda cosa importantissima per la nostra sopravvivenza.

Col tempo, infatti, impariamo anche ad allontanare da noi tutto ciò che possa farci dubitare di noi stessi, della nostra integrità, che possa mettere a rischio la nostra autostima.

Compresi i radar dei nostri simili, quando intercettano le fesserie che ci servono per non metterci in discussione.

Perciò, utilizziamo tutti gli stratagemmi che il linguaggio e la retorica ci offrono pur di mettere in dubbio il radar degli altri, e allontanare ogni dubbio da noi.

Per questo i radar di alcune persone si danneggiano, sotto i colpi retorici delle persone a loro legate, dei partner, degli amici intimi, dei parenti stretti.

Chiedere gli uni agli altri di smantellare il proprio radar anti-fesserie in nome della reciproca amicizia, parentela, amore e qualsiasi altra sfumatura sentimentale finisce per negare quegli stessi sentimenti.

Se c'è una cosa che la specie umana ha sviluppato al massimo grado, è la capacità di indurre l'altro a dubitare delle proprie posizioni, e l'ha sviluppata tramite una serie di tecniche ben precise.

Alcune di esse sono indipendenti dal contenuto delle conversazioni umane, si possono usare come attrezzi buoni per tutti gli usi.

Altre sono invece più complesse e sopraffine, non si limitano a rispondere alle eventuali critiche ricevute dal radar del nostro interlocutore, ma vanno a ristrutturare il rapporto stesso, ci servono per metterci al di sopra e al di fuori del gioco, della discussione, della relazione stessa, se è il caso, come a dire solo un perdente potrebbe vedere quello che ci stiamo dicendo come una partita in cui uno vince e l'altro perde, e poiché io non lo sto facendo, è evidente che lo stai facendo tu e che quindi hai perso.

Purtroppo sono anche molto efficaci, perché mimano l'autenticità.

Forse ci sono anche situazioni nelle quali potrebbe essere lecito usarle.

Se però diventano un formulario stabile, un manuale di gestione retorica dei conflitti, vuol dire che non riusciamo più a sopportare neanche per un minuto la possibilità di essere in errore.

Cioè di farci carico dell'errore e cambiare in meglio.

domenica 30 dicembre 2012

Ecco che cosa puoi fare per un 2013 al massimo

Con l'approssimarsi del nuovo anno, nella testa di ognuno di noi scattano pensieri grandiosi su ciò che potremmo fare nell'anno a venire, affinché dopo 365 giorni si possa dire che è stato meglio del precedente.

Chi vuol dimagrire, chi insegue un generico benessere, chi vuol pensare di più a sé, e chi si attesta su questioni materiali concentrandosi sulla gestione delle finanze o su progetti d'investimento.

La fregatura di questo genere di promesse a noi stessi è che quel potremmo fare nell'anno a venire viene vissuto come un dovremo fare.

Purtroppo, la mente umana ci mette un secondo a farsi promesse e pochi centesimi del medesimo a non mantenerle.

Questo tipo d'impegni sono troppo vasti per non generare la paura di non poterli rispettare.

Spesso si tratta d'impegni che coprono addirittura l'intero arco dell'anno a venire, o sue porzioni considerevoli.

Un po' come fanno gli oroscopi che ci dicono come sarà il nostro nuovo anno o come vivremo in ognuna delle quattro stagioni.

È una trappola, e l'unico modo di non caderci è saltare il fosso, cioè non concentrarsi su che cosa potremmo fare l'anno prossimo, ma accrescere la nostra consapevolezza adesso, su ciò che siamo stati o su ciò che potremmo essere ben oltre l'anno a venire.

sabato 29 settembre 2012

Scrivi che ti passa!

C'è una profonda connessione tra la scrittura e la nostra salute.

Tenersi dentro pensieri, sentimenti e ricordi di quanto accaduto aumenta il rischio di incorrere in disagi più o meno gravi.

La scrittura però non è solo un modo catartico di buttare fuori un peso, ma è una traduzione in un altro linguaggio, un'operazione di modellamento creativo, un modo di governare ciò che abbiamo dentro attraverso il medium della scrittura.

Il primo effetto del raccontare in forma scritta i propri pensieri ansiogeni è il rilassamento fisico e il riequilibrio del livello di stress.

La sensazione di poter in qualche modo influire sugli effetti patogeni delle proprie ansie attraverso la scrittura, riduce il rischio di forme depressive, oltre a migliorare in generale la propria consapevolezza cognitiva.

Ma è col tempo che viene il bello: scrivere, ritornando più volte sullo stesso tema, accresce la comprensione di quanto ci è accaduto e di chi siamo, due caratteristiche che aprono la porta alla salute mentale.

mercoledì 25 maggio 2011

C'è chi dice no



Sì, ma come fa?

Sono molte le persone che si accorgono troppo tardi di quanto sarebbe stato importante pronunciare un no invece di acconsentire per poi ritrovarsi pentite.

È una sensazione stomachevole, nel senso che lo stomaco si contorce facendoti capire chiaramente dove e quando hai sbagliato, anche se spesso sembra tardi per rimediare.

Fa male soprattutto sapere di non essere stati fedeli a sé stessi.

Il conflitto in atto può renderci impotenti: da una parte dire no ci sembra una cattiveria, un atto di egoismo estremo, un torto a chi ci chiede; dall'altra parte, dire sì significa andare contro il nostro vero volere e trovarci in una situazione spiacevole per noi, anche se piacevole per gli altri.

Nota come entrambi gli atteggiamenti implichino un atteggiamento biasimevole verso noi stessi, o rimproverandoci per l'eccessiva durezza nel dire no, o sottostimandoci per aver ceduto.

Per riuscire a dire no al momento opportuno?

Ecco quattro "armi" di sicura utilità.

venerdì 25 febbraio 2011

Guida rapida per andare oltre i pensieri negativi

Ognuno di noi è il più autorevole giudice di sé stesso.

Questa è nello stesso tempo croce e delizia: gongoliamo quando abbiamo parole di stima per noi, ma facciamo presto a scavarci la fossa quando le cose non vanno.

Poiché siamo noi a creare pensieri, positivi o negativi, dovrebbe sembrare ben strano a chiunque il fatto che cerchiamo di farci passare i pensieri negativi rivolgendoci agli altri: agli amici, ai farmaci, alla distrazione in genere.

Tutt'a un tratto, il principio autarchico da cui siamo partiti non vale più.

Questo è il vero errore: smettere di assumerci la responsabilità.

sabato 29 gennaio 2011

Autostima veloce: eptalogo tascabile per tutti

A volte un piccolo promemoria fa miracoli più grandi di ore e ore di terapia sbagliata...

Prova questo: prendi un cartoncino e scrivi queste sette "leggi", poi, quando ti sembra di essere in difficoltà, controlla a quale di esse stai contravvenendo.

martedì 13 luglio 2010

Credenze limitanti: come trovarle, come vincerle

Hai credenze limitanti?
Se c'è una cosa che non ci serve per vivere, ma anzi ci allontana dai nostri sogni e dalla nostra libertà, queste sono le credenze limitanti.

Sono idee, su noi stessi e sulle nostre possibilità, annidate nella parte profonda di noi, e danno vita a un modello del mondo rigido - e per questo comodo da usare, dato che non cambia mai - quanto restrittivo.

Nel corso della nostra esperienza, si sono formate sulla base di considerazioni emotive e irrazionali, le abbiamo usate per spiegarci le cose - in modo grossolano, sull'onda delle emozioni - e da allora non le abbiamo più abbandonate.

Sono uno stupido, non sono capace, non ho talento, ecco le forme tipiche delle credenze limitanti, nate magari perché non abbiamo fatto una cosa nel modo giusto o non l'abbiamo fatta come gli altri si aspettavano.

Infatti, si formano in prevalenza durante la nostra infanzia.

Una variante abbastanza diffusa è la gamma di credenze sull'amore: quante persone in seguito a esperienze dolorose pensano di non essere capaci di vivere una buona relazione o che l'amore inevitabilmente sarà causa di sofferenza, generalizzando l'esperienza spiacevole attraversata.

lunedì 5 luglio 2010

Volersi bene per volere bene

Voler bene significa prendersi cura di qualcuno.

È una cosa molto potente, ma non è questa la notizia.

La vera notizia è che puoi prenderti cura di te, e quindi volere bene innanzitutto a te.

Per molte persone, il terrore più grande è rimanere soli.

Sulla base di questo terrore, le persone si ficcano in relazioni sbagliate e finiscono impelagati in rapporti di dipendenza.

Così il mondo di una persona si riduce a quello spazio a due che è la relazione dettata dalla paura di restare soli, una paura che ha radici estremamente profonde.

Se al centro non ci sei tu, allora vuol dire che sei nella periferia della tua vita, e questo non è bene.

Ti porta a sacrificare i tuoi obiettivi per l’altra persona.

Quando poi la relazione finisce – perché c’è sempre questa eventualità – anche la tua identità crolla perché era appoggiata all’altro.

Chiunque si trovi a vivere questo meccanismo – e c’è chi lo rivive più volte di seguito – deve comprendere che la fonte di queste relazioni fallimentari è dentro di sé.

Tutti abbiamo bisogno di amore e approvazione, ma se cerchiamo di riceverle solo da fonti esterne ne diverremo dipendenti.

Già questo comportamento equivale a non amarsi ed apprezzarsi.

Decidi di cambiare.

La paura della solitudine deve trasformarsi in apprezzamento per l’indipendenza e la libertà personale.

E qui c’è il paradosso: più sviluppi la tua parte indipendente, più attirerai relazioni soddisfacenti e costruttive.

Infatti, più crescerà l’amore per te, più aumenterà il coraggio di essere te stessa/o, più sarai capace di attrarre relazioni benefiche nella tua vita.

Come puoi darti questo amore?

Esattamente come lo daresti a un’altra persona: frequentandoti!

Anche se hai comunque altre relazioni – non devi certo interromperle – programma degli appuntamenti con te.

Organizza delle occasioni in cui passare del tempo con te a fare ciò che ti piace.

Spendiamo così tante energie focalizzandoci sugli altri che ci dimentichiamo di ricaricare noi stessi.

Ma solo se stiamo bene possiamo fare del bene anche agli altri.

È un concetto semplice che può aumentare tantissimo il tuo benessere.

martedì 22 giugno 2010

Pensare positivo: cinque suggerimenti per non dimenticarsene




Prima di andare, vorrei lasciarvi con un pensiero positivo, ma non ce l'ho: fa lo stesso se ve ne lascio due negativi?

Woody Allen è capace di trasformare i nostri difetti in occasioni per nutrire l'animo con l'umorismo.

Ma non siamo tutti capaci di fare altrettanto e troppe volte perdiamo la strada giusta e imbocchiamo quella negativa, a nostro svantaggio.

L'importanza di pensare in positivo non verrà mai sottolineata abbastanza.

Se facessimo un monitoraggio continuo per calcolare quanto tempo spendiamo nel pensare in positivo o nel rovinarci giornate e umore correndo dietro a idee nefaste resteremmo terribilmente sorpresi e ci renderemmo conto di una cosa: stiamo rischiando di sprecare il nostro tempo.

Pensare positivo è facile quando tutto scorre liscio: il vero problema è rimanere sintonizzati sulla positività anche quando le sfide della vita rendono tortuosa la nostra strada.

Mentre restare sul sentiero della positività ci permette di conservare proprio quell'apertura mentale utile a uscire dalle situazioni difficili, lasciarsi andare nella negatività produce una tremenda reazione a catena: le nostre abilità nel risolvere problemi calano vistosamente, il nostro animo si logora e "infettiamo" anche chi ci sta intorno, inducendolo ad allontanarsi.

A cosa dobbiamo stare attenti per conservare il pensiero positivo e stare alla larga dalla negatività?


giovedì 20 maggio 2010

Viaggiare dentro sé stessi


Una lista che scotta

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere: l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.

Così Italo Calvino, ne Le città invisibili, sulla condizione del viaggiatore, intramontabile metafora dell'essere umano.

E come il viaggiatore di tanto in tanto sosta per riconsiderare il suo itinerario, così nella vita alcune domande ricorrono, quando certi segnali di irrequietezza ci avvertono che è il momento di fare il punto e aggiornare le nostre modalità.

Le cinque domande seguenti, oltre ad aiutarci a "disegnare la mappa" del percorso svolto, possono indirizzarci verso nuove "escursioni" da compiere nei giorni a venire.

Buon viaggio...