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mercoledì 9 settembre 2015

le ultime parole gravose

Questa non è una barzelletta, anche se per certi versi può sembrare tale.

Si tratta di qualcosa che, a differenza delle barzellette - quasi sempre iperboliche e perciò rare a riscontrarsi nella realtà - accade molto più spesso di quanto riusciamo ad accorgerci.

O forse ce ne accorgiamo tutte le volte, e non saprei se è meglio.

Accade quando si parla, indipendentemente dall'argomento e dall'importanza che esso ha per coloro che parlano.

Per questo, se due persone parlano di ciò che sta loro a cuore, è tremendamente più importante.

Parlano, e come a volte è naturale e inevitabile, scoprono di non comprendere qualcosa del loro stesso parlare.

E allora comincia la vera e propria barzelletta, che però non è una barzelletta.

domenica 10 maggio 2015

Comunicazione interpersonale: bada a come parli, ma soprattutto al perché

Quante volte hai visto su giornali, riviste, siti e social network la classica serie di consigli per migliorare qualcosa della tua vita?

E non parlo solo di aspetti pratici o materiali, come organizzare gli armadi o perdere peso.

Si tratta quasi sempre di liste o elenchi di dritte per aggiustare qualcosa che ha a che fare con la mente e il cuore, con i pensieri e le emozioni.

E tra tutti i temi uno dei cavalli di battaglia è la comunicazione.

Peccato che tra tutte le liste di consigli in circolazione proprio quelle per comunicare meglio funzionino peggio o per niente.

Infatti, anche se corredate da presunte evidenze scientifiche - che ovviamente sono sempre inattendibili perché parziali e di parte - si concentrano su ciò che diciamo e sull'ascolto di ciò che dicono gli altri.

In pratica, sulle parole o - quando ci va bene - sul processo che ci porta a formare le frasi da dire o per decodificare il messaggio altrui.

Messe così, queste dritte sono belle storte: infatti, il novanta per cento delle impressioni che influenzano il nostro stare in una relazione comunicativa sono determinate da fattori non verbali che si formano prima ancora che le parole dell'altro abbiano toccato l'area del nostro cervello adibita alla loro comprensione.

Cioè noi non ascoltiamo e quando lo facciamo siamo già sotto l'effetto di un pre-giudizio costruito quasi automaticamente dalle nostre percezioni.

Questa discrepanza si riverbera poi nello scambio di parole effettivo, in uscita e in entrata.

Trovi che l'altro abbia detto qualcosa di sciocco ma cerchi un modo di dirglielo senza urtare i suoi sentimenti, il che pone problemi di congruenza con i tuoi, di sentimenti, oltre che aprire la spinosa questione di quanto in quel momento sei disonesto e manipolativo evitando la piena verità.

Se poi sei tu a sentire che l'altra persona sta applicando una qualche tecnica per addolcire la pillola e hai la capacità di accorgertene, questo non ti rassicura, non ti fa sentire che l'altro sta avendo cura di te, anzi, ti senti psicanalizzato, messo a distanza, vivisezionato come una cavia da laboratorio, perché tu hai aperto verso una comunicazione senza difese mentre l'altro fa il dottor Freud di turno.

Se proprio siamo a caccia di consigli utili sulla comunicazione, dovremmo riflettere non tanto su come attuarla quanto sugli obiettivi perseguiti.

martedì 9 settembre 2014

Il fascino discreto dell'indifferenza

Lui ama lei, e la ama così tanto che, anche quando lei si allontana da lui per vivere la sua vita senza curarsene, lui non ne è affatto infastidito, aspetta, pazienta, è allenato a incassare da lei ogni colpo, e quando lei torna, trovandolo comunque disposto a riaccoglierla, non può fare altro che essergli infinitamente grata.

Ma c'è un altro lui che non si preoccupa minimamente di un'altra lei, al punto che, anche quando lei si allontana da lui per vivere la sua vita senza curarsene - come quella di prima - lui sa che non ne proverà alcun fastidio né mancanza, e ride tra sé, consapevole del fatto che per lui le parole e le azioni di lei in fondo non contano davvero, eppure quando lei torna, trovandolo comunque disposto a riaccoglierla - come quello di prima - non può fare altro che essergli infinitamente grata.

Due modi diversi di andare d'accordo: vero amore e vera indifferenza.

Io sarò dalla tua parte, qualsiasi cosa tu decida di fare è una bella frase, ma in quel qualsiasi possono celarsi miriadi di sfumature.

Si può essere davvero così aperti e capaci di accettare gli altri incondizionatamente?

O non sarà che la nostra capacità d'accettare è inversamente proporzionale con il grado di bisogno e di influenza che le persone hanno su di noi?

sabato 28 giugno 2014

Tutti pazzi per il selfie

Il titolo sembra ironico, ma non si sa fino a che punto, visto che l'American Psychiatric Association - responsabile dei DSM - è stata tacciata qualche tempo fa di aver classificato il selfismo come un disturbo mentale.

Così, tutti gli internettiani e ancor più gli smartphoniani - perché ormai si tratta di vere e proprie popolazioni distinte - sono stati attraversati da un brivido e si è vivamente sperato si trattasse di una bufala, cioè di una delle forme più diffuse di post che circolano sui social network.

Ed effettivamente, sul sito dell'APA non ci sono tracce di una simile classificazione, né si trova nulla effettuando una ricerca interna.

Che la notizia farlocca si sia diffusa tra i naviganti nel solito modo virale non sorprende, sia perché in genere gli utenti dei social si divertono a leggere le sedicenti notizie preparate da siti che, se solo si leggessero bene le avvertenze, dichiarano di poter pubblicare delle bugie, sia perché il selfie - che tutti criticano - è una pratica diffusa e amata.

sabato 5 aprile 2014

Manuale di gestione (retorica) dei conflitti

L'essere umano è davvero la creatura più evoluta del pianeta.

Talmente evoluta da riuscire a fare due cose, importantissime per la stessa sopravvivenza.

La prima è intercettare le fesserie dei propri simili.

Crescendo, tutti noi sviluppiamo questa sorta di radar in grado di riconoscere bugie, mezze frasi, tentativi di manipolazione.

Lo costruiamo man mano, lo perfezioniamo col tempo, lo portiamo alla massima efficacia.

Ma non tutti riescono a conservarlo,

Perché l'essere umano ha anche bisogno di relazioni.

Di stare con gli altri, e con alcuni di essi starci molto tempo e molto vicino.

Così, la probabilità che il radar intercetti le fesserie di questi altri, vicini e lontani, è alta.

E qui entra in gioco la seconda cosa importantissima per la nostra sopravvivenza.

Col tempo, infatti, impariamo anche ad allontanare da noi tutto ciò che possa farci dubitare di noi stessi, della nostra integrità, che possa mettere a rischio la nostra autostima.

Compresi i radar dei nostri simili, quando intercettano le fesserie che ci servono per non metterci in discussione.

Perciò, utilizziamo tutti gli stratagemmi che il linguaggio e la retorica ci offrono pur di mettere in dubbio il radar degli altri, e allontanare ogni dubbio da noi.

Per questo i radar di alcune persone si danneggiano, sotto i colpi retorici delle persone a loro legate, dei partner, degli amici intimi, dei parenti stretti.

Chiedere gli uni agli altri di smantellare il proprio radar anti-fesserie in nome della reciproca amicizia, parentela, amore e qualsiasi altra sfumatura sentimentale finisce per negare quegli stessi sentimenti.

Se c'è una cosa che la specie umana ha sviluppato al massimo grado, è la capacità di indurre l'altro a dubitare delle proprie posizioni, e l'ha sviluppata tramite una serie di tecniche ben precise.

Alcune di esse sono indipendenti dal contenuto delle conversazioni umane, si possono usare come attrezzi buoni per tutti gli usi.

Altre sono invece più complesse e sopraffine, non si limitano a rispondere alle eventuali critiche ricevute dal radar del nostro interlocutore, ma vanno a ristrutturare il rapporto stesso, ci servono per metterci al di sopra e al di fuori del gioco, della discussione, della relazione stessa, se è il caso, come a dire solo un perdente potrebbe vedere quello che ci stiamo dicendo come una partita in cui uno vince e l'altro perde, e poiché io non lo sto facendo, è evidente che lo stai facendo tu e che quindi hai perso.

Purtroppo sono anche molto efficaci, perché mimano l'autenticità.

Forse ci sono anche situazioni nelle quali potrebbe essere lecito usarle.

Se però diventano un formulario stabile, un manuale di gestione retorica dei conflitti, vuol dire che non riusciamo più a sopportare neanche per un minuto la possibilità di essere in errore.

Cioè di farci carico dell'errore e cambiare in meglio.

venerdì 23 agosto 2013

A che punto sono le tue relazioni? Cinque domande per scoprirlo

Che cos'è che minaccia più spesso la tua calma e la tua felicità?

Nove volte su dieci, la radice dell'irrequietezza, dello stress e della mancanza di serenità si annida nelle relazioni.

Tra figli che fanno impazzire, genitori troppo oppressivi, superiori arroganti, partners egoisti e amici che scompaiono per troppo tempo, ce n'è abbastanza per sentirsi frustrati, arrabbiati, sempre sul piede di guerra.

E se ne parli ti senti anche dire che è normale non poter evitare incomprensioni, disaccordi e sentimenti di sconforto quando si ha a che fare con le altre persone che gravitano nella nostra vita.

Ma normale non è l'aggettivo giusto, perché ciò che percepiamo non è affatto un senso di normalità, bensì di fortissima anomalia.

Che poi le difficoltà relazionali facciano parte di ogni esperienza di vita è una considerazione sì accettabile, in quanto razionale, ma per nulla consolante.

Quando abbiamo un problema con una persona cara o vicina, spesso la prima reazione è attribuirle la colpa del problema.

Gli altri sarebbero responsabili dei nostri sentimenti e delle nostre reazioni.

Il loro cattivo modo di porsi ha fatto scattare in noi questo senso di tragedia.

In realtà, a ognuno di noi è dato pieno potere di governare la salute di ogni relazione, e ci si può prendere carico del rapporto anche in maniera unilaterale, come spesso accade quando accettiamo con pazienza che l'altra persona a noi cara, magari in un momento difficile, si comporti con noi con poco riguardo e ci passiamo sopra, anzi, l'aiutiamo a venirne fuori.

Però il tema delle relazioni è ineludibile, perché dal loro stato dipende la nostra felicità a lungo termine.

Il nostro primo interesse è attivarci per tenere in buona vita i nostri rapporti, cominciando da noi stessi e senza aspettare dall'altra persona cambiamenti che non possiamo imporre né decidere dall'esterno.

Il bello è che le relazioni sono contagiose, e se uno dei due membri attua un cambiamento, immediatamente esso si riverbera sull'altro.

Il segreto è contagiarsi a vicenda con costruttività.

Naturalmente, a nessuno viene in mente di lavorare alla relazione quando tutto fila liscio.

L'allarme scatta al sorgere di ogni minimo conflitto.

E lì le prime reazioni automatiche possono essere fatali.

Ma quali sono i possibili problemi all'interno di una relazione umana?

domenica 28 luglio 2013

Paura dell'intimità: che cos'è, da dove viene, come vincerla

Hai incontrato qualcuno ed è stato subito un fuoco d'artificio di gioie.

Succede, e prima che te ne renda conto sei nel più profondo degli innamoramenti.

Ogni cosa che questa persona dice o fa ti tiene col fiato sospeso, capovolge la tua visione del mondo, ti infetta positivamente.

Che cos'è questa pienezza e questa vitalità, ti chiedi, e la risposta sta nella vicinanza con lui o lei.

Sono molte le storie che cominciano così e che proprio per questo conducono i protagonisti a impegnarsi.

Matrimoni o relazioni durature di convivenza, poco importa la forma.

E molte di queste vite di coppia devono confrontarsi, col passare degli anni, con le inevitabili differenze che sorgeranno.

Come tutte le cose che accadono poco alla volta, i protagonisti della coppia non se ne accorgono subito, eppure la distanza tra i due può crescere fino a lasciarli storditi quando poi se ne rendono conto.

Rischio anche il luogo comune, nel parlarne: è la classica situazione nella quale poi ci si chiede dove sia finita quella persona che toglieva il fiato, stravolgeva il mondo e iniettava felicità.

mercoledì 26 giugno 2013

Espressioni facciali: natura o cultura?

Ce l'hai dipinto sul viso...

Mi piace questo modo di dire, riferito a come sia facile a volte leggere emozioni e sentimenti di una persona solo guardandone il volto.

E se è vero che a volte noi presupponiamo che qualcuno stia provando un certo sentimento perché abbiamo assistito a quanto gli è successo - per esempio, l'espressione di dolore di una persona dopo averla vista ferirsi - molte altre volte capiamo al volo lo stato d'animo dell'altro senza sapere quanto accaduto in precedenza.

Una cosa è certa: si tratta di una delle forme di comunicazione più frequenti delle nostre giornate e - oserei dire - più importanti in termini di sopravvivenza.

Se il mondo è bello perché vario, e questa varietà è culturalmente determinata, la questione delle espressioni facciali sembra dimostrare però che alcune caratteristiche umane vanno al di là del condizionamento culturale, poiché si mostrano universalmente a ogni latitudine.

Molte espressioni facciali sono correlate a precise emozioni in tutti e cinque i continenti.

sabato 23 febbraio 2013

Relazioni efficaci? Impara dal tango

Da tre anni prendo lezioni di tango argentino e il risultato mi sorprende.

Non parlo del livello di perizia, del fascino di questo ballo, della fantastica immersione in una vera e proprio cultura altra.

In realtà, cioè che mi stupisce è che, oltre a imparare a dove mettere i piedi, sto imparando moltissimo sul modo in cui voglio stare in contatto, su come voglio entrare in connessione, su come essere io ma nello stesso tempo sentirmi con l'altro.

Sulla pista e nella vita.

Non c'è relazione umana che non possa migliorare prendendo spunto dalla comunicazione durante la danza.

Genitori, partners, colleghi, amici, tutti coloro che in qualche modo entrano in contatto con altre persone possono guardare le loro relazioni con occhi diversi, prestati dal tango argentino.

domenica 10 febbraio 2013

Il miglior regalo per San Valentino

Se stai pensando a cravatte e profumi, fiori e cioccolatini, carte da regalo con l'impronta dei baci o scatole a forma di cuore sei fuori strada, benché non guastino.

Non ti piacerebbe invece trovare nel dono di San Valentino una maggiore vicinanza con la tua metà?

Il regalo ideale dunque consiste nel preparare un pacchetto con quattro livelli di intimità da offrire non solo nel giorno degli innamorati ma a partire da quel giorno, avendone cura.

Pronti per un grande San Valentino?

sabato 26 gennaio 2013

Gli alieni sono tra noi!

Quanto ti sorprenderebbe trovarti al cospetto di creature giunte sulla Terra da chissà quale lontano pianeta?

Prova a pensare per un attimo a quante e quali conseguenze avrebbe questo incontro per il genere umano.

Una forma di vita aliena potrebbe fornirci un punto di vista del tutto nuovo sulla nostra natura e forse accrescere la nostra comprensione dell'umanità.

Se questi alieni fossero dotati di una forma d'intelligenza superiore alla nostra, capaci quindi di guardarci senza quei difetti congeniti che ci contraddistinguono - ossia senza pregiudizi ed egocentrismo - che grandioso vantaggio ne ricaveremmo, vedendoci finalmente nudi ai loro occhi.

La fantasia letteraria e cinematografica ha sempre rappresentato gli alieni estremamente simili a noi: o ci fanno la guerra e basta, attività per la quale ci siamo mostrati sempre molto portati, o si presentano come una sorta di genere umano avanzato, ma già perfettamente in grado di parlare la nostra lingua, capire la nostra psicologia, prevedere i nostri bisogni e desideri.

Se però arrivassero davvero, credi che sarebbero come ne La guerra dei mondi o Incontri ravvicinati del terzo tipo?

Ci sono buone probabilità che il film avrebbe una trama ben differente.

Perché molte cose che a noi appaiono evidenti e scontate potrebbero non esserlo affatto per loro.

Sì, la nostra cultura materiale e tecnologica probabilmente si autopresenta, e gli alieni ci metterebbero poco a capire a che cosa servono le case, le auto, i vestiti e così via.

Senza contare che arrivare da un'altro pianeta con qualche mezzo implicherebbe che gli stessi principi fisici e scientifici - o almeno quelli, più gli altri di loro pertinenza che magari noi non conosciamo - sarebbero condivisi: saprebbero che cos'è la gravità, la propulsione, il calcolo, il linguaggio come fenomeno - non come strumento di comunicazione - e molti altri elementi del nostro vivere.

Ma a livello biologico e psicologico le cose non sono affatto certe.

Nessuno ci può dire se i principi del comportamento umano siano così evidenti agli occhi di un alieno, cioè di un essere che molto probabilmente ha una fisiologia e una mente o qualcosa del genere di tutt'altra natura.

Non è detto che gli alieni capiscano subito alcune entità che per noi sono ovvie, come il , la coscienza, i sentimenti.

La mente umana potrebbe addirittura essere incomprensibile per loro, e gli alieni potrebbero grattarsi la testa con le loro innumerevoli mani, chiedendosi che diavolo siano il significato, l'intenzione, l'emozione.

Il quadro descritto non sta bene solo nella science fiction, perché è in realtà un'allegoria di quanto accade già oggi nell'incontro tra esseri umani cosiddetti sani e persone affette da disturbi dello spettro autistico.

domenica 2 dicembre 2012

Quando litigare fa rima con amare



 Ogni coppia si trova periodicamente a discutere: soldi, sessualità, educazione dei figli, gestione del tempo e così via.

Il problema, per molte di queste coppie dalla discussione facile, non è il confronto d'opinioni, ma il fatto che le discussioni si trasformano in litigi senza risolvere la questione di partenza.

Simili disaccordi assumono la forma di una spirale e girano a vuoto anche per ore e ore.

La coppia che litiga arriva quasi sempre a un nulla di fatto, un impasse che non riguarda più un argomento di convivenza ma coinvolge i sentimenti, l'immagine e la stima reciproca, le intenzioni dell'uno verso l'altro.

Insomma, l'amore tra i due.

In realtà, questo incidente non capita in maniera lineare, ma spesso con il colpo di scena.

Moltissime coppie discutono - nel senso che confrontano le proprie idee - e arrivano a un passo dalla soluzione, ma poi qualcosa va storto e la discussione si tramuta in litigio.

Così le parole si fanno più rabbiose, i contendenti si mettono sulla difensiva, e alla fine si allontanano, o meglio, uno dei due decide che con te non si può parlare.

Questo naturalmente apre il baratro dell'incomunicabilità, della mancanza di un senso di vicinanza e affiatamento e quindi della ricerca di altre soddisfazioni, adulterio compreso.

sabato 13 ottobre 2012

Capire gli altri: fino a che punto?

Se un amico tarda ad arrivare al vostro appuntamento, che cosa pensi?

Avrà avuto un contrattempo?

Il solito ritardatario?

Spero non gli sia successo qualcosa di grave?

Ecco, non ha alcun rispetto per me!?

Un comportamento, quello del ritardo, che sicuramente non procura piacere, quindi si può pensare sia facile avere reazioni negative.

In realtà, è possibile reagire in modi molto differenti anche a comportamenti che giovano.

Il classico esempio del marito che fa un regalo inaspettato alla moglie, facendole pensare che ha qualcosa da farsi perdonare, la dice lunga.

Perché una parte delle mogli penserebbe di avere accanto l'uomo più dolce del mondo, e un'altra parte di avere vicino una carogna subdola che sta tentando di manipolarla?

Che cosa ci porta a interpretare i comportamenti degli altri in modi così differenti?

Che cosa si può fare per allenarsi a interpretarli in maniera positiva?

sabato 6 ottobre 2012

I vecchi trucchi della retorica

È così irresistibile per alcune persone cercare di smontare ciò che noi diciamo.

Invece di ascoltare per intero il nostro messaggio, alcuni decidono di soffermarsi solo su una parte di esso.

Il messaggio in realtà di parti ne ha due: una parte che l'ascoltatore può trovare positiva, e l'altra che troverà negativa, discutibile, da confutare.

Nel 99,9 % dei casi - ovviamente non ho svolto un sondaggio per questa percentuale, ma è una generalizzazione retorica - chi ci ascolta sceglierà di concentrarsi sulla parte da criticare.

Per farlo, userà dei trucchi, pescati direttamente dall'arte della retorica antica.

Forse il nostro ascoltatore criticone non sa nemmeno quanta storia c'è dietro i trucchetti con i quali gioca a fare a pezzi quello che diciamo.

E se noi non facciamo attenzione, rischiamo di considerare le sue risposte retoriche come antipatiche.

Invece, l'uso di espedienti retorici nelle conversazioni tra le persone è argomento di grande interesse, perché riconoscendo la loro applicazione, in qualsiasi materia, possiamo capire se una persona sta cercando di deviare qualcosa che sente come una sfida o una minaccia, sta provando a difendere le sue credenze fondamentali distruggendo quelle degli altri, perché teme di dover rinunciare alle proprie, se insomma è stata toccata dal nostro messaggio.

Una retorica votata tutta alla difesa, che però si veste da attaccante.

Come si fa?

sabato 15 settembre 2012

Sesso e tecnologia: virtuale o virtuoso?

Come counselor sono sempre molto interessato ai temi trattati nella conferenza annuale dell'American Counseling Association, ma non mi sarei mai aspettato di trovare una relazione sul sesso via sms, e adesso ho appena finito di leggere il piccante sondaggio al quale hanno già risposto molti americani.

Andiamo per ordine:Rachael Madden-Connor e altre due colleghe hanno presentato uno studio condotto su un campione di persone dai 25 ai 40 anni, sposate o comunque impegnate in una relazione stabile, a prevalenza femminile, dal quale sta emergendo una scottante realtà.

La maggioranza dei partecipanti che hanno risposto di avere regolari rapporti sessuali col proprio partner ha aggiunto che inviarsi messaggi spinti e foto provocanti accresce l'eccitazione e la soddisfazione sessuale reciproca.

giovedì 21 giugno 2012

C'eravamo tanto amati? Guida alla relazione da ricostruire

Lo sdoganamento della psicologia in ogni area della vita civile ha fatto sì che le persone si rivolgessero sempre più in maniera autonoma agli specialisti dell'aiuto per risolvere i propri problemi.

Anzi, di questi tempi si cade nell'estremo opposto: inquadrare clinicamente situazioni che invece si potrebbero rimettere in sesto semplicemente riordinandone gli elementi in modo più salutare.

Dopo il boom delle separazioni e dei divorzi che ha contraddistinto il finale di secolo scorso - perché come neo-divorzisti, ci dovevamo prendere quella quarantina d'anni di sperimentazione! - oggi invece la tendenza è rivolgersi a psicologi e counselors per ricostruire la coppia in crisi.

venerdì 9 marzo 2012

Il diritto di essere assertivi

Ho già parlato di assertività in almeno due post ma oggi voglio offrirti una prospettiva differente.

L'assertività, ricordiamolo, è la capacità di esprimersi senza violare i diritti altrui e - soprattutto - i propri.

Se cerchi di affermare le tue idee tentando un sopruso sull'interlocutore, allora stai adottando un comportamento aggressivo.

Se, viceversa, consenti all'altra persona il sopruso, sei in piena passività.

Purtroppo, non è affatto semplice distinguere queste tre tonalità comportamentali, né è facile capire quando è il caso di adottare l'una o l'altra.

Perché bisogna dire anche questo: a volte l'aggressività e la passività sono necessarie.

Se in un angolo buio si avvicina qualcuno con la pistola e ti chiede di consegnargli tutto ciò che hai, non sarà il caso di sfoggiare la tua migliore assertività o peggio di virare verso l'aggressione: il tuo obiettivo è uscire in salute dall'angolo buio, quindi farai meglio a dargli il portafogli.

È anche vero che se il tizio che si avvicina ha un bastone, un ricorso all'aggressività potrebbe anche funzionare e spingerlo alla ritirata.

Come possiamo sapere esattamente quali comportamenti sono assertivi - e quindi civili - e quali no?

Esiste una "carta dei diritti" dell'assertività?

No, ma rimediamo subito.

lunedì 6 giugno 2011

La verità mi fa male, lo so!



Quasi tutti i manuali sul linguaggio del corpo in vendita nelle librerie hanno titoli che promettono al lettore di imparare a stanare chi mente.

In effetti, tra il verbale e il non verbale si può creare una tale dissonanza che la menzogna diventa chiara come il sole.

Proprio di questo parlavo in Linguaggio non verbale: silenzio, parla il corpo!, ma oggi voglio integrare questa sorta di minitraining su come beccare in flagrante i bugiardi con l'aiuto di R. Edward Geiselman che ha studiato stavolta i segni verbali riscontrabili nei mentitori.

Se stai parlando con il tuo partner, tuo figlio, un collega, e ti accorgi che si esprime mettendo in atto questi comportamenti, fai molta attenzione perché le probabilità che tu stia ascoltando frottole sono alte.

Il professor Geiselman, da bravo scienziato, ha inventato anche la controprova alla quale sottoporre il sospetto mentitore, per avere la conferma definitiva della sua malafede.

Quali sono i segnali di chi ha difficoltà a dire la verità?

mercoledì 25 maggio 2011

C'è chi dice no



Sì, ma come fa?

Sono molte le persone che si accorgono troppo tardi di quanto sarebbe stato importante pronunciare un no invece di acconsentire per poi ritrovarsi pentite.

È una sensazione stomachevole, nel senso che lo stomaco si contorce facendoti capire chiaramente dove e quando hai sbagliato, anche se spesso sembra tardi per rimediare.

Fa male soprattutto sapere di non essere stati fedeli a sé stessi.

Il conflitto in atto può renderci impotenti: da una parte dire no ci sembra una cattiveria, un atto di egoismo estremo, un torto a chi ci chiede; dall'altra parte, dire sì significa andare contro il nostro vero volere e trovarci in una situazione spiacevole per noi, anche se piacevole per gli altri.

Nota come entrambi gli atteggiamenti implichino un atteggiamento biasimevole verso noi stessi, o rimproverandoci per l'eccessiva durezza nel dire no, o sottostimandoci per aver ceduto.

Per riuscire a dire no al momento opportuno?

Ecco quattro "armi" di sicura utilità.

martedì 2 novembre 2010

Rispondere agli altri senza reagire


Che differenza c'è tra reagire e rispondere?
Il termine reazione è molto interessante.

Il prefisso re significa tornare a una condizione trascorsa, oppure ripetere un'azione precedente.

Reagire dunque vuol dire agire in base all'esperienza passata.

Noi tutti pensiamo che le reazioni emotive siano normali.

Ma reagire con l'emotività di fatto significa agire senza pensare.

Non osserviamo la realtà in modo chiaro.

Il nostro inconscio ha stabilito che c'è qualcosa di minaccioso e risponde basandosi sul passato.

Questo vuol dire che la reazione è orientata a proteggerci più che a trovare una soluzione a un problema.

Non esaminiamo ciò che sta accadendo nella realtà del momento, ma "rotoliamo" all'indietro in vecchi modi di essere, basati sulle nostre paure e insicurezze, che mettono in allarme la nostra mente e provocano la reazione.

Una risposta dell'inconscio a uno stimolo.

Un'altissima percentuale di tutto ciò che facciamo è determinata dal nostro inconscio, perciò è normale che in questi casi esso, trovando somiglianze tra ciò che sta accadendo nel presente e ciò che è accaduto nel passato, pensi che stia avvenendo di nuovo la stessa cosa, che c'è una minaccia potenziale, e ci induca a reagire.

La sua intenzione è positiva: vuole proteggerti da qualcosa che percepisce come un pericolo.

Ha deciso che non sei al sicuro e che devi agire.

Un flusso ormonale si propaga nel tuo corpo preparandoti alla lotta o alla fuga.