Aforismi, citazioni, perle varie di saggezza.
Quante formule simili leggiamo ogni giorno attraverso i social network, condivise dai nostri amici?
E quante ne cerchiamo e condividiamo noi stessi, quando le troviamo in sintonia con il nostro stato d'animo?
Certo, trovare le parole che avremmo voluto dire noi, messe in bell'ordine e già pronte per l'uso, è già un'istigazione a usarle.
Ma sui social ci conosciamo, almeno nella nostra cerchia, e spesso intuiamo il perché quella determinata persona amica avrebbe potuto pubblicare proprio quella frase.
Altrettanto vero che vediamo questa stessa persona a volte come prigioniera di un percorso circolare senza uscita, in questo continuo citare slogan che offrono la soluzione ai propri problemi, se solo li si mettesse veramente in atto.
E noi sappiamo che non è così, conosciamo quella persona, siamo al corrente del fatto che vorrebbe trovare la forza per fare come lei stessa grida attraverso queste belle parole stampate, ma resta sempre un passo indietro alla loro messa in pratica.
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lunedì 14 settembre 2015
sabato 12 settembre 2015
C'eravamo tanto emozionati
Qualcuno ti ha appena attaccato o insultato, e prima di rendertene conto la tua pressione sta già schizzando.
In ogni tuo angolo, il rancore dilaga e la possibilità di conservare la calma si riduce sempre più.
Fai un bel respiro.
Poi, ti volti con un'espressione neutra, e dispieghi tutta la benevolenza possibile.
Per una volta, ti riesce di non contrattaccare.
Addirittura, ti esce una di quelle frasi grondanti di perdono e dignità.
Può essere?
Forse, e se quel perdono e quella benevolenza siano davvero sentiti importa poco, perché funziona.
Non solo l'altro si trova spiazzato, ma tu senti il senso di minaccia svanire, e la sicurezza su dove ti trovi crescere.
Da qui in poi, conservare la calma diventa sempre più facile, dopo la difficoltà iniziale a resistere alla spinta reattiva.
La fibrillazione iniziale che ti faceva traballare si muta in una solidità granitica che ti tiene in equilibrio.
In ogni tuo angolo, il rancore dilaga e la possibilità di conservare la calma si riduce sempre più.
Fai un bel respiro.
Poi, ti volti con un'espressione neutra, e dispieghi tutta la benevolenza possibile.
Per una volta, ti riesce di non contrattaccare.
Addirittura, ti esce una di quelle frasi grondanti di perdono e dignità.
Può essere?
Forse, e se quel perdono e quella benevolenza siano davvero sentiti importa poco, perché funziona.
Non solo l'altro si trova spiazzato, ma tu senti il senso di minaccia svanire, e la sicurezza su dove ti trovi crescere.
Da qui in poi, conservare la calma diventa sempre più facile, dopo la difficoltà iniziale a resistere alla spinta reattiva.
La fibrillazione iniziale che ti faceva traballare si muta in una solidità granitica che ti tiene in equilibrio.
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venerdì 1 maggio 2015
La danza delle relazioni: cambia tu che cambio anch'io
Le persone non cambiano, e soprattutto non puoi cambiarle dall'esterno.
Hai sentito dire spesso queste parole, tra il consolatorio e il rinunciatario, ora come perla di saggezza e ora come ultima spiaggia per non affogare nella disperazione.
Anzi, le hai sentite dire da persone che sai bene quanto tentino di cambiare gli altri.
Che cosa vorrà dire poi cambiare non è per niente chiaro.
Hai sentito dire spesso queste parole, tra il consolatorio e il rinunciatario, ora come perla di saggezza e ora come ultima spiaggia per non affogare nella disperazione.
Anzi, le hai sentite dire da persone che sai bene quanto tentino di cambiare gli altri.
Che cosa vorrà dire poi cambiare non è per niente chiaro.
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domenica 16 marzo 2014
La grande schiettezza
Ho ricevuto da un caro amico un audiomessaggio con la sua simpatica imitazione di Toni Servillo in La grande bellezza, e così ho colto la classica palla al balzo per pensarci un po' su...
Non è poi così strano se in un film così visionario e finto - nel senso del fingere poetico - si trovi invece uno dei discorsi più veri mai pronunciati da un attore nel cinema italiano.
Il film in questione è il neo oscar La grande bellezza di Sorrentino, l'attore è Toni Servillo nei panni di Jep Gambardella, e il discorso è quello rivolto all'amica Stefania, colpevole di essersi imprudentemente autodefinita donna con le palle, rompendo gli argini che impediscono alla verità di gettare ombre tragiche sulla vita delle persone.
Prima ancora dell'oscar, e molto più di altre scene, questo discorso ha gironzolato nel web e nei social, apparentemente perché dà voce e sfogo a ciò che era rimasto in pancia e in gola di molte persone, mai tanto coraggiose da fare una simile sciorinata a qualcuno, a un amico, al partner, ai parenti, al capo.
Tuttavia, Jep dice apertamente qualcosa di penetrante, prima di lanciarsi nella sua tenera invettiva: non ribattiamo perché ti vogliamo bene e non ti vogliamo mettere in imbarazzo [...] finiamo per parlare di vacuità, di sciocchezzuole, di pettegolezzi, proprio perché non abbiamo nessuna intenzione di misurarci con le nostre meschinità.
domenica 9 marzo 2014
Intimità: la risorsa di cui hai bisogno
C'è una dimensione estremamente potente alla quale l'essere umano può accedere e grazie alla quale evolvere in maniera portentosa.
Questa dimensione si chiama intimità, e molto spesso sembra spaventare a morte invece di attrarre, come ti ho già spiegato qui.
Ma che cos'è veramente l'intimità?
Non è così semplice darne una definizione, per il suo carattere estremamente soggettivo.
Provo a definirla: l'intimità è un coinvolgimento autentico con un'altra persona, con sé stessi e col mondo, vissuto con un senso di vulnerabilità che non spaventa ma incoraggia a proseguire.
La natura dell'intimità si comprende bene attraverso la via negativa: prova a pensare a tutte le volte che manca, e ti sarà più facile capirne l'importanza.
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martedì 31 dicembre 2013
2014: manterrai le tue promesse?
Possiamo scherzarci su, e dire che le promesse per il nuovo anno finiscono la mattina del 1 gennaio.
La cosa interessante è che puntualmente le facciamo, con la stessa convinzione di poterle mantenere, e che ci sono ragioni legate al nostro funzionamento cognitivo per spiegare questo appuntamento fisso.
Nel periodo delle festività natalizie, proviamo tutti la sensazione di poter ripartire da zero, ed è una sensazione che si ripete anche in altri momenti dell'anno, come a inizio mese o - per alcuni - in concomitanza con certe ricorrenze quali compleanni o anniversari particolari.
In questi momenti, e con questa sensazione di freschezza, ci sentiamo più portati a impegnarci in comportamenti votati al miglioramento, all'elevazione, alla crescita.
Proprio in questi giorni, Google ci offre come ogni anno un vasto report per indagare sui trend di ricerca più eclatanti dell'anno appena trascorso.
Bene, con i dati dei motori della rete è possibile farsi un'idea più precisa del fenomeno promesse-di-cambiamento.
La cosa interessante è che puntualmente le facciamo, con la stessa convinzione di poterle mantenere, e che ci sono ragioni legate al nostro funzionamento cognitivo per spiegare questo appuntamento fisso.
Nel periodo delle festività natalizie, proviamo tutti la sensazione di poter ripartire da zero, ed è una sensazione che si ripete anche in altri momenti dell'anno, come a inizio mese o - per alcuni - in concomitanza con certe ricorrenze quali compleanni o anniversari particolari.
In questi momenti, e con questa sensazione di freschezza, ci sentiamo più portati a impegnarci in comportamenti votati al miglioramento, all'elevazione, alla crescita.
Proprio in questi giorni, Google ci offre come ogni anno un vasto report per indagare sui trend di ricerca più eclatanti dell'anno appena trascorso.
Bene, con i dati dei motori della rete è possibile farsi un'idea più precisa del fenomeno promesse-di-cambiamento.
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lunedì 23 dicembre 2013
Il senso del Natale: come cercarlo, come trovarlo, che cosa farne
Una delle chiavi più potenti per aprire le porte al benessere, a relazioni personali soddisfacenti e alla pace mentale sta nell'esprimere e sperimentare la gratitudine.
Qualcosa però ci trattiene dall'essere più grati di quanto di solito riusciamo a essere.
E in questa fase della vita del genere umano, la continua attenzione a ciò che non abbiamo va a scapito di ciò che invece già c'è e che dovremmo apprezzare di più.
Certi atteggiamenti sono incompatibili con l'espressione della gratitudine, in primis l'essere concentrati sui valori materiali.
Anche se alcune persone riescono a liberarsi da questa trappola durante il loro percorso di vita, per tutti gli altri c'è un unico momento di chiarezza, che illumina definitivamente il senso d'inutilità di questa ricerca di beni materiali, di accumulo, di spasmodica caccia a ciò che potremmo possedere.
Ed è un momento che nessuno può raccontare: il momento del trapasso.
Per fortuna, Charles Dickens ebbe la folgorante idea di provare a raccontare, col pretesto del Natale, che cosa sia il senso della vita dopo che essa è trascorsa.
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venerdì 23 agosto 2013
A che punto sono le tue relazioni? Cinque domande per scoprirlo
Che cos'è che minaccia più spesso la tua calma e la tua felicità?
Nove volte su dieci, la radice dell'irrequietezza, dello stress e della mancanza di serenità si annida nelle relazioni.
Tra figli che fanno impazzire, genitori troppo oppressivi, superiori arroganti, partners egoisti e amici che scompaiono per troppo tempo, ce n'è abbastanza per sentirsi frustrati, arrabbiati, sempre sul piede di guerra.
E se ne parli ti senti anche dire che è normale non poter evitare incomprensioni, disaccordi e sentimenti di sconforto quando si ha a che fare con le altre persone che gravitano nella nostra vita.
Ma normale non è l'aggettivo giusto, perché ciò che percepiamo non è affatto un senso di normalità, bensì di fortissima anomalia.
Che poi le difficoltà relazionali facciano parte di ogni esperienza di vita è una considerazione sì accettabile, in quanto razionale, ma per nulla consolante.
Quando abbiamo un problema con una persona cara o vicina, spesso la prima reazione è attribuirle la colpa del problema.
Gli altri sarebbero responsabili dei nostri sentimenti e delle nostre reazioni.
Il loro cattivo modo di porsi ha fatto scattare in noi questo senso di tragedia.
In realtà, a ognuno di noi è dato pieno potere di governare la salute di ogni relazione, e ci si può prendere carico del rapporto anche in maniera unilaterale, come spesso accade quando accettiamo con pazienza che l'altra persona a noi cara, magari in un momento difficile, si comporti con noi con poco riguardo e ci passiamo sopra, anzi, l'aiutiamo a venirne fuori.
Però il tema delle relazioni è ineludibile, perché dal loro stato dipende la nostra felicità a lungo termine.
Il nostro primo interesse è attivarci per tenere in buona vita i nostri rapporti, cominciando da noi stessi e senza aspettare dall'altra persona cambiamenti che non possiamo imporre né decidere dall'esterno.
Il bello è che le relazioni sono contagiose, e se uno dei due membri attua un cambiamento, immediatamente esso si riverbera sull'altro.
Il segreto è contagiarsi a vicenda con costruttività.
Naturalmente, a nessuno viene in mente di lavorare alla relazione quando tutto fila liscio.
L'allarme scatta al sorgere di ogni minimo conflitto.
E lì le prime reazioni automatiche possono essere fatali.
Ma quali sono i possibili problemi all'interno di una relazione umana?
Nove volte su dieci, la radice dell'irrequietezza, dello stress e della mancanza di serenità si annida nelle relazioni.
Tra figli che fanno impazzire, genitori troppo oppressivi, superiori arroganti, partners egoisti e amici che scompaiono per troppo tempo, ce n'è abbastanza per sentirsi frustrati, arrabbiati, sempre sul piede di guerra.
E se ne parli ti senti anche dire che è normale non poter evitare incomprensioni, disaccordi e sentimenti di sconforto quando si ha a che fare con le altre persone che gravitano nella nostra vita.
Ma normale non è l'aggettivo giusto, perché ciò che percepiamo non è affatto un senso di normalità, bensì di fortissima anomalia.
Che poi le difficoltà relazionali facciano parte di ogni esperienza di vita è una considerazione sì accettabile, in quanto razionale, ma per nulla consolante.
Quando abbiamo un problema con una persona cara o vicina, spesso la prima reazione è attribuirle la colpa del problema.
Gli altri sarebbero responsabili dei nostri sentimenti e delle nostre reazioni.
Il loro cattivo modo di porsi ha fatto scattare in noi questo senso di tragedia.
In realtà, a ognuno di noi è dato pieno potere di governare la salute di ogni relazione, e ci si può prendere carico del rapporto anche in maniera unilaterale, come spesso accade quando accettiamo con pazienza che l'altra persona a noi cara, magari in un momento difficile, si comporti con noi con poco riguardo e ci passiamo sopra, anzi, l'aiutiamo a venirne fuori.
Però il tema delle relazioni è ineludibile, perché dal loro stato dipende la nostra felicità a lungo termine.
Il nostro primo interesse è attivarci per tenere in buona vita i nostri rapporti, cominciando da noi stessi e senza aspettare dall'altra persona cambiamenti che non possiamo imporre né decidere dall'esterno.
Il bello è che le relazioni sono contagiose, e se uno dei due membri attua un cambiamento, immediatamente esso si riverbera sull'altro.
Il segreto è contagiarsi a vicenda con costruttività.
Naturalmente, a nessuno viene in mente di lavorare alla relazione quando tutto fila liscio.
L'allarme scatta al sorgere di ogni minimo conflitto.
E lì le prime reazioni automatiche possono essere fatali.
Ma quali sono i possibili problemi all'interno di una relazione umana?
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sabato 8 giugno 2013
Il terzo giorno è risuscitato...
Più o meno tutti gli occidentali riconoscono questa frase come uno dei dogmi della dottrina cristiana, nelle sue varie declinazioni.
Ma non è di religione che voglio parlarti, sebbene sia mia intenzione sfruttare la suggestione di queste parole come trampolino di lancio per questo post.
Quante volte nella nostra vita abbiamo fantasticato una metaforica resurrezione da una condizione spiacevole?
C'è chi vuole smettere di fumare ma non si sente pronto.
Chi vorrebbe divorziare ma non crede di averne ancora la forza.
Chi non sopporta più il proprio lavoro e desidererebbe cambiare aria.
Queste dichiarazioni d'intento - pronunciate da noi o ascoltate da altri - più volte si affacciano nell'arco di una vita.
Peccato che, messe così, sono soltanto dimostrazioni di inerzia, di una distanza quasi incolmabile tra l'idea del cambiamento e la sua realizzazione.
Perché è così difficile mettere in atto i cambiamenti dei quali sentiamo il bisogno?
Se una persona giudica inaccettabile la situazione in cui si trova e riesce a vedere che cosa potrebbe cambiare, perché non lo fa e basta?
Forse la chiave sta proprio in quei tre giorni.
Credi che ti basteranno per risuscitare?
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domenica 30 dicembre 2012
Ecco che cosa puoi fare per un 2013 al massimo
Con l'approssimarsi del nuovo anno, nella testa di ognuno di noi scattano pensieri grandiosi su ciò che potremmo fare nell'anno a venire, affinché dopo 365 giorni si possa dire che è stato meglio del precedente.
Chi vuol dimagrire, chi insegue un generico benessere, chi vuol pensare di più a sé, e chi si attesta su questioni materiali concentrandosi sulla gestione delle finanze o su progetti d'investimento.
La fregatura di questo genere di promesse a noi stessi è che quel potremmo fare nell'anno a venire viene vissuto come un dovremo fare.
Purtroppo, la mente umana ci mette un secondo a farsi promesse e pochi centesimi del medesimo a non mantenerle.
Questo tipo d'impegni sono troppo vasti per non generare la paura di non poterli rispettare.
Spesso si tratta d'impegni che coprono addirittura l'intero arco dell'anno a venire, o sue porzioni considerevoli.
Un po' come fanno gli oroscopi che ci dicono come sarà il nostro nuovo anno o come vivremo in ognuna delle quattro stagioni.
È una trappola, e l'unico modo di non caderci è saltare il fosso, cioè non concentrarsi su che cosa potremmo fare l'anno prossimo, ma accrescere la nostra consapevolezza adesso, su ciò che siamo stati o su ciò che potremmo essere ben oltre l'anno a venire.
Chi vuol dimagrire, chi insegue un generico benessere, chi vuol pensare di più a sé, e chi si attesta su questioni materiali concentrandosi sulla gestione delle finanze o su progetti d'investimento.
La fregatura di questo genere di promesse a noi stessi è che quel potremmo fare nell'anno a venire viene vissuto come un dovremo fare.
Purtroppo, la mente umana ci mette un secondo a farsi promesse e pochi centesimi del medesimo a non mantenerle.
Questo tipo d'impegni sono troppo vasti per non generare la paura di non poterli rispettare.
Spesso si tratta d'impegni che coprono addirittura l'intero arco dell'anno a venire, o sue porzioni considerevoli.
Un po' come fanno gli oroscopi che ci dicono come sarà il nostro nuovo anno o come vivremo in ognuna delle quattro stagioni.
È una trappola, e l'unico modo di non caderci è saltare il fosso, cioè non concentrarsi su che cosa potremmo fare l'anno prossimo, ma accrescere la nostra consapevolezza adesso, su ciò che siamo stati o su ciò che potremmo essere ben oltre l'anno a venire.
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martedì 4 gennaio 2011
20 modi per cominciare bene il 2011
Quante cose desideri dalla vita?
Proprio adesso, fermati per un momento e pensa a una parola con la quale potresti descrivere la tua vita attuale.
Se tu sapessi di poter aprire una porta oltre la quale ti aspetta una vita più appagante, la apriresti?
E se aprendo quella porta, insieme alla vita più appagante, fosse compresa una certa dose di sofferenza?
Ho una notizia buona e una meno buona per te: la porta esiste eccome, e insieme a essa esiste anche la dose di sofferenza.
Qualsiasi crescita implica un certo livello di disagio.
Solo che il disagio ha vita breve, mentre la crescita è per sempre.
Si può considerare la nostra vita come un recinto all'interno del quale tutto è ben ordinato e familiare.
Ogni tanto però alcune circostanze inaspettate ci forzano a uscire dal recinto, così la parte coraggiosa di noi, anche solo per un attimo, butta uno sguardo a questo paesaggio nuovo e inquietante.
La maggior parte delle persone se ne torna in fretta nel suo recinto sicuro.
E qui c'è la verità che già conosci: le occasioni per accrescere la qualità della nostra vita stanno tutte fuori dal recinto, a volte anche parecchi passi più in là.
Il mondo ha così tanto da offrire, avventure, persone interessanti, bellezza, apprendimento, sviluppo emotivo, esperienze profonde, e noi abbiamo così poco tempo, a volte anche meno di 30000 giorni di vita.
Proprio adesso, fermati per un momento e pensa a una parola con la quale potresti descrivere la tua vita attuale.
Se tu sapessi di poter aprire una porta oltre la quale ti aspetta una vita più appagante, la apriresti?
E se aprendo quella porta, insieme alla vita più appagante, fosse compresa una certa dose di sofferenza?
Ho una notizia buona e una meno buona per te: la porta esiste eccome, e insieme a essa esiste anche la dose di sofferenza.
Qualsiasi crescita implica un certo livello di disagio.
Solo che il disagio ha vita breve, mentre la crescita è per sempre.
Si può considerare la nostra vita come un recinto all'interno del quale tutto è ben ordinato e familiare.
Ogni tanto però alcune circostanze inaspettate ci forzano a uscire dal recinto, così la parte coraggiosa di noi, anche solo per un attimo, butta uno sguardo a questo paesaggio nuovo e inquietante.
La maggior parte delle persone se ne torna in fretta nel suo recinto sicuro.
E qui c'è la verità che già conosci: le occasioni per accrescere la qualità della nostra vita stanno tutte fuori dal recinto, a volte anche parecchi passi più in là.
Il mondo ha così tanto da offrire, avventure, persone interessanti, bellezza, apprendimento, sviluppo emotivo, esperienze profonde, e noi abbiamo così poco tempo, a volte anche meno di 30000 giorni di vita.
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martedì 21 dicembre 2010
Cambiando si sbaglia: tre errori da evitare
Perché a volte sembra così difficile cambiare?
Come mai, pur avendo compreso con esattezza cosa non va e avendo chiaro in mente dove vorresti essere, non riesci a mettere in atto le azioni che, sulla carta, ti sembrava uno scherzo eseguire?
In definitiva, qual è il motivo per cui i tuoi tentativi di modificare le tue condizioni, le tue relazioni, la tua vita finiscono per esaurirsi prima di vedere un risultato soddisfacente?
Non è facile rispondere a questa domanda.
Non è facile perché il presupposto è che tu debba fare qualcosa per ottenere risultati differenti.
Non è così.
La regola è : fare qualcosa di diverso da ciò che hai sempre fatto.
Dunque, se devi agire diversamente, ciò potrebbe anche significare non agire.
Ho già citato e non mi stancherò mai di farlo un principio basilare di qualsiasi strategia di vita: primo, non peggiorare.
Quando ti sembra che la situazione in cui ti trovi non funzioni, la primissima cosa da fare è smettere di fare ciò che la determina.
Nel 50 % dei casi, ciò è già sufficiente a migliorare le nostre condizioni.
Può darsi però che tu sia sulla strada del raggiungimento di determinati obiettivi, e allora il non agire potrebbe non bastare.
Il problema è dove indirizzare i tuoi sforzi.
Le persone, a questo punto, intensificano il loro impegno per arrivare là dove si sono prefissi, ma spesso ciò provoca un analogo intensificarsi delle resistenze, delle opposizioni, degli ostacoli.
Perciò, bisogna lavorare alla rimozione degli ostacoli, concentrarsi su ciò che impedisce alle nostre azioni di fluire libere, senza intensificare le azioni stesse.
Ma in ogni caso, il segreto per non fallire il cambiamento è progettare cambiamenti fattibili.
Spiace ammetterlo, ma non si può cambiare qualsiasi cosa, e la differenza tra le persone che si sentono a posto e quelle che non trovano pace sta proprio in questo: le prime hanno capito cosa è in loro potere mentre le seconde non hanno smesso ancora di credere a Babbo Natale, visto che siamo in tema.
Quali sono, dunque, i cambiamenti impossibili?
Quali tentativi di cambiare sono destinati a fallimento certo o porteranno conseguenze di sicuro disastrose?
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lunedì 19 luglio 2010
Pensare di cambiare: meglio una testa ben fatta o una testa ben piena?
Se lo chiedeva Michel de Montaigne e l'aforisma piacque a Edgar Morin che ne trasse spunto per il suo La tête bien faite.
Pensare però ha molto a che fare con il senso di pienezza, la stessa parola significa pesare, quindi nulla di strano se la testa vi può sembrare pesante per troppi pensieri.
Carichiamo la nostra mente di pesi tutte le volte che ci interroghiamo sul cambiare qualcosa nella nostra vita.
L'esigenza di cambiare è fondamentale per evolvere, per carità.
Ma non è sempre facile capire subito cosa cambiare e come farlo.
In più, ci sono alcuni pericoli insiti nell'attività del pensare sui quali vorrei riflettere con te.
La primissima cosa che puoi fare riguardo al pensare ai problemi e al come cambiare le situazioni è di non stare tutto il giorno a girarci intorno coi pensieri.
Hai fatto caso quanto piace agli esseri umani girare a vuoto nella loro mente pensando alle cose che non possono cambiare?
Non è certo per autolesionismo, è un meccanismo psicologico automatico, ma non per questo obbligatorio.
Dall'esterno si potrebbe pensare che certe persone preferiscano rimuginare pensieri problematici e di cambiamento piuttosto che agire, come fossero tendenzialmente pigre.
Ma l'etichetta della pigrizia secondo me non spiega al meglio questo comportamento, almeno per me che la pigrizia l'associo all'otium, e l'otium ha a che fare con le virtù.
C'è un altro dato significativo: finché stai lì a pensare a problemi e cambiamenti di sicuro non avrai a che fare nella pratica né coi problemi - che sono fastidiosi - né col cambiamento - che è molto faticoso - .
Sarà questo il motivo?
Un inconscio bisogno di evitare sofferenze reali, sacrificandosi a quelle mentali?
Certo, ci sono cose che non puoi cambiare.
Il tempo meteorologico non puoi cambiarlo e ti tocca arrangiarti con aria condizionata d'estate e riscaldamento d'inverno.
L'economia non la puoi cambiare e cerchi di ponderare le spese e gli investimenti.
E noi stessi?
Possiamo cambiare noi stessi?
Vediamo di arrivarci, alla risposta.
Pensare però ha molto a che fare con il senso di pienezza, la stessa parola significa pesare, quindi nulla di strano se la testa vi può sembrare pesante per troppi pensieri.
Carichiamo la nostra mente di pesi tutte le volte che ci interroghiamo sul cambiare qualcosa nella nostra vita.
L'esigenza di cambiare è fondamentale per evolvere, per carità.
Ma non è sempre facile capire subito cosa cambiare e come farlo.
In più, ci sono alcuni pericoli insiti nell'attività del pensare sui quali vorrei riflettere con te.
La primissima cosa che puoi fare riguardo al pensare ai problemi e al come cambiare le situazioni è di non stare tutto il giorno a girarci intorno coi pensieri.
Hai fatto caso quanto piace agli esseri umani girare a vuoto nella loro mente pensando alle cose che non possono cambiare?
Non è certo per autolesionismo, è un meccanismo psicologico automatico, ma non per questo obbligatorio.
Dall'esterno si potrebbe pensare che certe persone preferiscano rimuginare pensieri problematici e di cambiamento piuttosto che agire, come fossero tendenzialmente pigre.
Ma l'etichetta della pigrizia secondo me non spiega al meglio questo comportamento, almeno per me che la pigrizia l'associo all'otium, e l'otium ha a che fare con le virtù.
C'è un altro dato significativo: finché stai lì a pensare a problemi e cambiamenti di sicuro non avrai a che fare nella pratica né coi problemi - che sono fastidiosi - né col cambiamento - che è molto faticoso - .
Sarà questo il motivo?
Un inconscio bisogno di evitare sofferenze reali, sacrificandosi a quelle mentali?
Certo, ci sono cose che non puoi cambiare.
Il tempo meteorologico non puoi cambiarlo e ti tocca arrangiarti con aria condizionata d'estate e riscaldamento d'inverno.
L'economia non la puoi cambiare e cerchi di ponderare le spese e gli investimenti.
E noi stessi?
Possiamo cambiare noi stessi?
Vediamo di arrivarci, alla risposta.
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venerdì 23 aprile 2010
istruzioni per tentare di cambiare senza riuscirci

Tempo fa una persona di mia conoscenza, una vita da sportiva di buon livello, mi raccontò di essere preoccupata perché in seguito ad alcuni interventi chirurgici non avrebbe potuto più praticare i suoi sport e questo per una persona sempre impegnata, diceva, era motivo di paura.
Paura di non sapere come impiegare il tempo.
Discutendo di possibili alternative, prendemmo in considerazione tutte quelle attività fisiche "dolci" come lo yoga, le ginnastiche posturali, le tecniche di respirazione se non addirittura di meditazione, per non sollecitare troppo il corpo.
Ma queste proposte non suscitarono alcun entusiasmo in lei, anzi, ho paura che dopo un po' che sono lì a muovermi lentamente e a fare tutte quelle pratiche mi possa stancare e annoiare, a stare troppo ferma tutto quel tempo, mi spiegò.
Concluse dicendo che avrebbe aumentato il suo impegno in pratiche come il ricamo e la cucina, ma senza esagerare perché capirai, senza più muovermi poi metto su troppi chili.
Ho sentito spesso discorsi simili in cui a una persona si prospetta la possibilità di fare qualcosa che apparentemente soddisferebbe i suoi bisogni e che non comporta l'acquisizione di chissà quali abilità.
Ma questa persona poi finisce per non fare quella cosa adducendo motivazioni che agli altri suonano un po' come giustificazioni per mascherare una sostanziale mancanza di volontà.
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