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domenica 21 aprile 2013
Autismo: cura o rispetto?
Quali prospettive possiamo offrire per chi riceve una diagnosi di disturbi dello spettro autistico e per il loro familiari?
Anche se ci piace giocare con le parole, e da handicap siamo passati per disabilità fino ad arrivare al diversamente abile, di fatto non è cambiato granché, anche se proprio gli autistici sono gli unici a rientrare perfettamente in quest'ultima definizione.
Poiché l'autismo, più di ogni altra manifestazione considerata patologica, sfugge al meccanismo classico della medicina, ossia trovare le cause per intervenire sugli effetti, la società rivela tutta la sua inadeguatezza rispetto al fenomeno.
Molti programmi per l'autismo oggi contengono un non detto deleterio: cerchiamo di cambiare la sua condizione e di renderlo sempre più somigliante a una persona con funzionamento tipico, e già questa perifrasi la dice lunga.
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sabato 26 gennaio 2013
Gli alieni sono tra noi!
Quanto ti sorprenderebbe trovarti al cospetto di creature giunte sulla Terra da chissà quale lontano pianeta?
Prova a pensare per un attimo a quante e quali conseguenze avrebbe questo incontro per il genere umano.
Una forma di vita aliena potrebbe fornirci un punto di vista del tutto nuovo sulla nostra natura e forse accrescere la nostra comprensione dell'umanità.
Se questi alieni fossero dotati di una forma d'intelligenza superiore alla nostra, capaci quindi di guardarci senza quei difetti congeniti che ci contraddistinguono - ossia senza pregiudizi ed egocentrismo - che grandioso vantaggio ne ricaveremmo, vedendoci finalmente nudi ai loro occhi.
La fantasia letteraria e cinematografica ha sempre rappresentato gli alieni estremamente simili a noi: o ci fanno la guerra e basta, attività per la quale ci siamo mostrati sempre molto portati, o si presentano come una sorta di genere umano avanzato, ma già perfettamente in grado di parlare la nostra lingua, capire la nostra psicologia, prevedere i nostri bisogni e desideri.
Se però arrivassero davvero, credi che sarebbero come ne La guerra dei mondi o Incontri ravvicinati del terzo tipo?
Ci sono buone probabilità che il film avrebbe una trama ben differente.
Perché molte cose che a noi appaiono evidenti e scontate potrebbero non esserlo affatto per loro.
Sì, la nostra cultura materiale e tecnologica probabilmente si autopresenta, e gli alieni ci metterebbero poco a capire a che cosa servono le case, le auto, i vestiti e così via.
Senza contare che arrivare da un'altro pianeta con qualche mezzo implicherebbe che gli stessi principi fisici e scientifici - o almeno quelli, più gli altri di loro pertinenza che magari noi non conosciamo - sarebbero condivisi: saprebbero che cos'è la gravità, la propulsione, il calcolo, il linguaggio come fenomeno - non come strumento di comunicazione - e molti altri elementi del nostro vivere.
Ma a livello biologico e psicologico le cose non sono affatto certe.
Nessuno ci può dire se i principi del comportamento umano siano così evidenti agli occhi di un alieno, cioè di un essere che molto probabilmente ha una fisiologia e una mente o qualcosa del genere di tutt'altra natura.
Non è detto che gli alieni capiscano subito alcune entità che per noi sono ovvie, come il Sé, la coscienza, i sentimenti.
La mente umana potrebbe addirittura essere incomprensibile per loro, e gli alieni potrebbero grattarsi la testa con le loro innumerevoli mani, chiedendosi che diavolo siano il significato, l'intenzione, l'emozione.
Il quadro descritto non sta bene solo nella science fiction, perché è in realtà un'allegoria di quanto accade già oggi nell'incontro tra esseri umani cosiddetti sani e persone affette da disturbi dello spettro autistico.
Prova a pensare per un attimo a quante e quali conseguenze avrebbe questo incontro per il genere umano.
Una forma di vita aliena potrebbe fornirci un punto di vista del tutto nuovo sulla nostra natura e forse accrescere la nostra comprensione dell'umanità.
Se questi alieni fossero dotati di una forma d'intelligenza superiore alla nostra, capaci quindi di guardarci senza quei difetti congeniti che ci contraddistinguono - ossia senza pregiudizi ed egocentrismo - che grandioso vantaggio ne ricaveremmo, vedendoci finalmente nudi ai loro occhi.
La fantasia letteraria e cinematografica ha sempre rappresentato gli alieni estremamente simili a noi: o ci fanno la guerra e basta, attività per la quale ci siamo mostrati sempre molto portati, o si presentano come una sorta di genere umano avanzato, ma già perfettamente in grado di parlare la nostra lingua, capire la nostra psicologia, prevedere i nostri bisogni e desideri.
Se però arrivassero davvero, credi che sarebbero come ne La guerra dei mondi o Incontri ravvicinati del terzo tipo?
Ci sono buone probabilità che il film avrebbe una trama ben differente.
Perché molte cose che a noi appaiono evidenti e scontate potrebbero non esserlo affatto per loro.
Sì, la nostra cultura materiale e tecnologica probabilmente si autopresenta, e gli alieni ci metterebbero poco a capire a che cosa servono le case, le auto, i vestiti e così via.
Senza contare che arrivare da un'altro pianeta con qualche mezzo implicherebbe che gli stessi principi fisici e scientifici - o almeno quelli, più gli altri di loro pertinenza che magari noi non conosciamo - sarebbero condivisi: saprebbero che cos'è la gravità, la propulsione, il calcolo, il linguaggio come fenomeno - non come strumento di comunicazione - e molti altri elementi del nostro vivere.
Ma a livello biologico e psicologico le cose non sono affatto certe.
Nessuno ci può dire se i principi del comportamento umano siano così evidenti agli occhi di un alieno, cioè di un essere che molto probabilmente ha una fisiologia e una mente o qualcosa del genere di tutt'altra natura.
Non è detto che gli alieni capiscano subito alcune entità che per noi sono ovvie, come il Sé, la coscienza, i sentimenti.
La mente umana potrebbe addirittura essere incomprensibile per loro, e gli alieni potrebbero grattarsi la testa con le loro innumerevoli mani, chiedendosi che diavolo siano il significato, l'intenzione, l'emozione.
Il quadro descritto non sta bene solo nella science fiction, perché è in realtà un'allegoria di quanto accade già oggi nell'incontro tra esseri umani cosiddetti sani e persone affette da disturbi dello spettro autistico.
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