Ti piace ridere?
Già intuisci il trabocchetto, come può farmi una domanda dalla risposta così ovvia? Dove vuole andare a parare?
Sarò più preciso: ti piace di più che gli altri ridano con te o che ridano di te?
Ah, ecco la magagna! Se rispondo che preferisco il primo caso passerò per quello che si prende troppo sul serio, e se rispondo col secondo caso mi metterà alla prova per verificare!
A questo punto, potrei anche chiuderla qui, dato che la questione gira tutta attorno a queste riflessioni.
Crescendo, aumentano le probabilità di provare gusto a ridere con gli altri di sé stessi.
Contro la malattia del prendersi troppo sul serio, dell'arroccarsi in una posizione altera, non c'è medicina più efficace del ridere di sé.
Ma... ci sono due ma.
Primo: ma non è affatto semplice acquisire questa capacità.
Secondo: ma non è affatto sicuro che si tratti di una capacità acquisita una volta e per tutte.
Infatti, se arrivare a ridere di sé stessi significa passare attraverso l'inferno del sentirsi derisi, credere di essersi salvati in qualche modo è una pena ancor più grande.
I sintomi del male sono chiari: sentirsi al di sopra degli altri, eccezionali, saggi, consapevoli, meritevoli, in grado di giudicare.
La cura è un po' più lunga, tutto sta a cominciare...
venerdì 16 maggio 2014
Rido dunque sono
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domenica 27 aprile 2014
Consapevolezza: l'infinito dentro di te
È bello credere si possa diventare noi stessi conoscendo la nostra personalità e quella delle persone che ci circondano.
Ma l'idea di avere sempre innestata la marcia dell'autoconsapevolezza e dell'introspezione verso gli altri qualche dubbio lo suscita.
Il tema è antico quanto la nostra cultura, a partire dal conosci te stesso delfico.
Che cosa significa questa frase?
Una sfilza di cose:
Ma l'idea di avere sempre innestata la marcia dell'autoconsapevolezza e dell'introspezione verso gli altri qualche dubbio lo suscita.
Il tema è antico quanto la nostra cultura, a partire dal conosci te stesso delfico.
Che cosa significa questa frase?
Una sfilza di cose:
- conosci la tua personalità
- sii consapevole di dove ti trovi
- sappi a che punto della vita sei
- sii la tua voce-guida
- fidati del tuo intuito
- esaminati in maniera obiettiva
Potrei continuare, ma già da questo piccolo elenco si vede come certe traduzioni e interpretazioni del famoso monito greco siano addirittura contraddittorie.
venerdì 25 aprile 2014
Felicità fa rima con relatività
Quando un uomo siede accanto a una bella ragazza per un'ora, pare che sia passato un minuto. Ma se quel tale siede per un minuto su una stufa accesa, gli sembrerà che sia passata più di un'ora. Ecco che cos'è la relatività.
Albert Einstein
Albert Einstein
Fame di stimoli
Uso molto il computer, ma non solo per scrivere post.
Ci sono mail da controllare, commenti da moderare, avvisi da leggere, materiali da archiviare, messaggi personali, account Google, Facebook, notizie, notifiche varie, links, condivisioni, e tutta l'enorme quantità di minuzie da tenere sott'occhio attraverso questo strumento che avrebbe dovuto solo semplificare tutto.
Però, non sempre faccio tutte queste cose, e non sempre la faccio allo stesso modo, con la stessa quantità e frequenza.
Controllo più spesso tutte queste cose non quando sono di meno, ma proprio quando sono di più.
Le mail, i commenti, le notifiche in genere funzionano come segnali d'attenzione nei miei riguardi.
Perciò mi stimolano a cercarne ancora.
Se vedo aumentare le visite a una mia pagina, nelle ore immediatamente successive vado a monitorare più spesso l'andamento, se un post o una foto o un testo qualsiasi riceve commenti, approvazioni di vario genere o diventa oggetto di condivisione, il mio occhio ricade con più frequenza su quella cosa, per verificare l'arrivo di altri segnali.
Dopo qualche giorno di calma, quando le visite si riducono, le notifiche tacciono, finisco addirittura per non pensarci più.
Anche col cibo è la stessa cosa, per non parlare di quando unisco le due cose, e o vado al ristorante per poi scriverne sul mio blog, o fotografo dei piatti da mettere sui social.
Nei giorni seguenti mi interrogo su come ripetere l'esperienza, cerco altri ristoranti da visitare e pregusto sia il cibo sia l'eventuale post da scrivere, oppure spulcio tra libri e siti di cucina, a caccia di qualche altro piatto da fare e fotografare.
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giovedì 17 aprile 2014
Credere in sé, credere agli altri
L'integrità personale è un concetto difficile da trattare, e tuttavia determinante nelle relazioni.
Puoi essere una persona più o meno integra, per te e per gli altri, a seconda della distanza tra dove sei realmente e dove vorresti essere.
Per tutta la nostra vita, cerchiamo di ridurre questa distanza, perché sappiamo che è l'unico modo per dirci integri.
Ma in che modo possiamo ridurla?
Puoi essere una persona più o meno integra, per te e per gli altri, a seconda della distanza tra dove sei realmente e dove vorresti essere.
Per tutta la nostra vita, cerchiamo di ridurre questa distanza, perché sappiamo che è l'unico modo per dirci integri.
Ma in che modo possiamo ridurla?
- Facendo progressi veri verso i nostri obiettivi
- Riducendo i nostri obiettivi
- Fingendo di far progressi verso i nostri obiettivi
- Fingendo di aver ridotto i nostri obiettivi
Se per esempio vuoi diventare un bravo ballerino, puoi studiare e impegnarti tantissimo per diventarlo, puoi decidere che ti basta essere un ballerino modesto, puoi fare solo quei due o tre passi che ti vengono bene e cercare di campare di rendita anche con l'aiuto di qualche balla, puoi raccontare in giro che in realtà la cosa più importante per te è stare insieme alle persone e che imparare a ballare è solo un pretesto marginale.
Tutte e quattro le strategie hanno un perché, anche se le prime due, cioè lavorare duro per raggiungere una meta o accettare che quella meta non è realmente alla nostra portata, sono senz'altro le più obiettive.
I perché delle altre due strategie, basate sulla finzione, sono meno ovvi.
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